A Parigi, negli spazi del Paris Expo Porte de Versailles, si rinnova il rito laico della fiera Parizza, divenuta negli anni punto di riferimento imprescindibile della gastronomia e della pizza italiana nella capitale francese. È qui, tra identità che si raccontano e sapori che si tramandano, che la presenza del Molino Polselli si impone con autorevolezza: una dichiarazione di fedeltà alla memoria, ma anche un gesto consapevole di apertura verso nuovi orizzonti della tradizione.
Così, tra i profumi che raccontano l’Italia oltre i confini, la famiglia Polselli continua a ribadire il proprio impegno nella diffusione culturale della pizza, riconoscendo, con rispetto mai scalfito, il primato storico della scuola napoletana, ma volgendo al contempo lo sguardo verso un’altra, nobile espressione dell’arte bianca: quella romana.
A dare corpo e voce a questa visione, accanto a Emiliano Polselli, interprete appassionato di una politica aziendale che fa della farina un patrimonio culturale da custodire, si sono affiancati l’export manager Luigi Cinquegrana e, in una ideale staffetta di saperi, Lorenzo Stefanelli e Dario Stefanelli, custodi della storica insegna capitolina “Ivo a Trastevere”.
Con loro, quasi a suggellare un racconto lungo oltre sessant’anni, il maestro pizzaiolo Francesco Ceci, presenza fedele sin dal 1962, anno in cui quella pizzeria divenne presidio autentico della romanità gastronomica. E ancora, a testimoniare la dimensione internazionale del progetto, il consulente tecnico e formatore dello storico Molino di Arce, Paolo Parravano e il responsabile dell’Accademia Polselli in Francia, Aurelio Alicandri.
Protagonista assoluta, a Parigi, per Parizza, è la pizza romana tonda, stesa con il mattarello e restituita nella sua essenza più pura grazie alla farina “La Romana Tonda alla Pala” firmata Polselli. Una materia viva, studiata con rigore, capace di esaltare quella sottigliezza quasi calligrafica e quella fragranza asciutta che a Roma si celebra con il suono netto dello “scrocchiarella”.
Nel grande affresco della pizza italiana, fatto di gesti antichi, di mani che plasmano e di fuochi che narrano, Polselli continua così a occupare un ruolo di primo piano. Se Napoli resta il grembo generoso della pizza soffice e ariosa, Roma custodisce l’eleganza severa della sua tonda bassa e croccante.
Ed è proprio in questo dialogo tra scuole, tra consistenze e memorie, che si compie il senso più autentico dell’esperienza parigina: un viaggio nella farina come lingua universale, capace di unire territori e tradizioni sotto il segno, eterno e mutevole, della pizza italiana.
