C’è un momento, nelle grandi fiere internazionali, in cui il rumore si placa e resta soltanto il profumo: quello vivo, antico e insieme modernissimo della farina che incontra l’acqua, del lievito che respira, del fuoco che compie il suo rito. È in quell’istante che la presenza di Polselli all’International Pizza Expo di Las Vegas ha assunto il valore di una narrazione compiuta, ben oltre il semplice successo commerciale.
Il molino di Arce, da anni ambasciatore silenzioso ma determinato della cultura molitoria italiana negli Stati Uniti, ha firmato un’altra affermazione significativa, confermando il proprio ruolo di protagonista nel dialogo tra tradizione e innovazione. Accanto allo staff tecnico e agli istruttori che ne incarnano il sapere, si è distinta la presenza di due interpreti autorevoli della romanità più autentica: Riccardo Garofalo e Alessandro Santagà, anime operose della storica Remo a Testaccio.

Ed è proprio qui che si è consumata la sorpresa più affascinante. Se la pizza napoletana rappresenta ormai una certezza consolidata anche oltreoceano, il vero incanto è stato il consenso tributato alla pizza romana tonda, quella “scrocchiarella” sottile e fragrante, capace di parlare un linguaggio diverso, fatto di contrasti e leggerezza. Un’epifania gastronomica per molti visitatori e consumatori americani, che di quella tradizione avevano solo un’eco lontana, spesso affidata a qualche video circolato in rete.
A suggellare questo traguardo, le parole e la visione di Emiliano Polselli, autentico deus ex machina di un progetto che non si limita alla produzione, ma si fa cultura, ricerca e divulgazione. Un ringraziamento corale ha abbracciato tutti i protagonisti di questa avventura, dai tecnici all’importatore Alex Manzo di Manzo Foods fino ai maestri pizzaioli di Testaccio, custodi di una tradizione che continua a rinnovarsi.
In America, dunque, Polselli non è soltanto sinonimo di farina, ma diventa veicolo di identità, strumento di racconto e ponte tra mondi. Un’azienda che guarda al mercato senza mai smarrire la propria anima, scegliendo di investire nella conoscenza prima ancora che nella vendita, nella diffusione di un sapere che appartiene alla storia stessa del Made in Italy.
E così, tra luci abbaglianti e ritmi frenetici, Las Vegas si è trasformata per qualche giorno in una piccola capitale della cultura gastronomica italiana, dove la farina ha ritrovato la sua voce più autentica, capace ancora di emozionare e sorprendere.
