Morte Domenico Caliendo, nuova accusa per due medici del Monaldi: ipotesi di falso in cartella clinica

Il Nas e la Procura di Napoli ipotizzano modifiche agli orari riportati nella documentazione medica del piccolo paziente deceduto il 21 febbraio dopo il trapianto di cuore all’ospedale Monaldi. Sequestrato anche un cellulare a un’infermiera.

Le indagini sulla morte di Domenico Caliendo, il bambino deceduto il 21 febbraio 2025 all’ospedale Monaldi di Napoli in seguito a un trapianto di cuore, si allargano con una nuova ipotesi di reato. Secondo quanto emerso, il Nas e la Procura di Napoli — nelle persone del pm Giuseppe Tittaferrante e del procuratore aggiunto Antonio Ricci — avrebbero contestato il reato di falso a due dei sette medici dell’ospedale Monaldi già iscritti nel registro degli indagati per la morte del piccolo.

I due medici coinvolti nella nuova contestazione

Si tratta del cardiochirurgo Guido Oppido, che avrebbe eseguito l’intervento di trapianto, e della seconda operatrice Emma Bergonzoni. Per entrambi, secondo quanto appreso, sarebbe stata avanzata al Gip la richiesta di una misura interdittiva. I due medici sarebbero inoltre attesi per essere ascoltati dagli inquirenti entro fine mese. Ai due professionisti risulta già contestato il reato di omicidio colposo in concorso. Il cardiochirurgo Oppido è assistito dagli avvocati Alfredo Sorge e Vittorio Manes, mentre la dottoressa Bergonzoni è difesa dall’avvocato Vincenzo Maiello.

Le presunte irregolarità nella cartella clinica

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, le criticità emerse dall’analisi della cartella clinica riguarderebbero gli orari relativi all’arrivo del cuore donato da Bolzano a Napoli e l’inizio delle operazioni di espianto dell’organo malato dal petto del piccolo Domenico. In particolare, l’orario di arrivo del cuore in sala operatoria non coinciderebbe, secondo gli investigatori, con le fasi propedeutiche all’intervento. Tali orari non sarebbero stati confermati da alcuni sanitari sentiti come persone informate dei fatti.

Sequestrato un cellulare a un’infermiera

Nell’ambito della stessa indagine, il Nas e la Procura di Napoli hanno proceduto al sequestro di un telefono cellulare appartenente a un’infermiera, che non risulta iscritta nel registro degli indagati. Sul dispositivo vi sarebbero foto e video realizzati in sala operatoria il 23 dicembre 2025, ritenuti potenzialmente utili all’attività investigativa. La copia forense del telefono è stata fissata per il prossimo 26 marzo.

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