martedì, Febbraio 10, 2026

Napoli e la Campania scendono in piazza contro la riforma Bongiorno

Il prossimo 15 febbraio Napoli scende in piazza con l’obiettivo di fermare la riscrittura dell’articolo 609 bis, proposta dalla senatrice Giulia Bongiorno.

Mentre il dibattito parlamentare si accende sulla riforma del Codice Penale, Napoli risponde con una mobilitazione di piazza che affonda le radici in trent’anni di conquiste femminili. Il prossimo 15 febbraio, come riportato dall’Ansa, Piazza del Plebiscito diventerà il megafono di una protesta che va ben oltre la cronaca locale: l’obiettivo è fermare la riscrittura dell’articolo 609 bis, proposta dalla senatrice Giulia Bongiorno.

Al centro della controversia c’è un cambiamento semantico che rischia di trasformarsi in un terremoto giudiziario. La proposta legislativa punta a spostare il fulcro del reato dalla mancanza di consenso esplicito alla presenza di un dissenso espresso.

Secondo il vasto cartello di associazioni e centri antiviolenza campani, questo passaggio non è solo tecnico, ma ideologico: introdurre l’obbligo di dimostrare il dissenso significherebbe, nei fatti, rimettere la vittima sotto la lente d’ingrandimento del processo, costringendola a provare la propria resistenza invece di sanzionare l’arbitrarietà dell’aggressore.

“Sul corpo delle donne non si media”, è il grido che unisce le sigle del territorio, dai centri antiviolenza storici come Le Lazzarelle e Dedalus fino ai sindacati e alla Fondazione Una Nessuna Centomila.

La scelta del 15 febbraio è un richiamo potente alla memoria collettiva del Paese. Proprio in quel giorno, nel 1996, l’Italia approvava la Legge 66, l’atto normativo che finalmente strappava la violenza sessuale dal faldone dei “reati contro la morale” per riconoscerla come un “delitto contro la persona”.

Trent’anni dopo, il timore delle realtà femministe napoletane è quello di un “riflusso” giuridico. Il presidio delle ore 11:00 a Napoli sarà la prima tappa di un percorso che culminerà nella manifestazione nazionale a Roma il 28 febbraio, con un messaggio chiaro: la libertà non è interpretabile e il consenso, per essere tale, deve restare libero, attuale e centrale.

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