mercoledì, Febbraio 4, 2026

Movida rumorosa a piazza Bellini: Tar condanna il Comune di Napoli

Il Tribunale amministrativo della Campania accoglie il ricorso dei residenti di Piazza Bellini: entro 30 giorni il Comune dovrà emanare un’ordinanza per limitare il rumore notturno dei baretti. Rischio commissario ad acta in caso di ulteriore inattività. 

Il Tar Campania ha condannato il Comune di Napoli per l’inerzia mostrata nel contrasto all’inquinamento acustico legato alla movida notturna di Piazza Bellini. Con una sentenza pubblicata oggi, mercoledì 4 febbraio, i giudici amministrativi hanno imposto all’amministrazione comunale l’obbligo di adottare, entro 30 giorni, un’ordinanza finalizzata a ridurre il rumore prodotto dalla folla dei clienti dei baretti.

La decisione, come riferisce Fanpage.it, arriva al termine di un ricorso presentato dai residenti della zona, assistiti dall’avvocato Gennaro Esposito, contro il Municipio e contro i gestori dei locali, che si erano costituiti ad opponendum. La sentenza è stata emessa dalla Sezione Quinta del Tar Campania, presieduta da Maria Abbruzzese, con Davide Soricelli consigliere estensore e Fabio Maffei primo referendario.

Ordinanza entro 30 giorni, altrimenti commissario

Il pronunciamento non prevede un risarcimento del danno, ma apre la strada all’adozione di una nuova ordinanza contingibile e urgente, della durata di tre mesi, che potrebbe incidere sugli orari di apertura dei baretti di piazza Bellini, seguendo un modello simile a quello già applicato per Vico Quercia.
Se entro il termine fissato il Comune non dovesse intervenire, il Tar ha chiarito che potrebbe essere nominato un commissario ad acta, con il potere di stabilire direttamente orari e regole per bar, pub e ristoranti dell’area.

Il ricorso dei residenti

Tutto ha origine dal ricorso depositato il 20 novembre 2025 dagli abitanti dell’area compresa tra via Santa Maria di Costantinopoli, Portalba, San Pietro a Maiella e piazza Bellini. I residenti avevano denunciato una situazione di inquinamento acustico causata dalla concentrazione di esercizi di somministrazione e dall’afflusso notturno della clientela, parlando di “immissioni acustiche che superavano la normale tollerabilità e i valori previsti dal piano di zonizzazione acustica”.

Già il 12 maggio dell’anno precedente, gli stessi residenti avevano presentato al Comune un’istanza per chiedere l’adozione immediata di un’ordinanza contingibile e urgente. A gennaio 2025, inoltre, il Comune di Napoli era stato condannato dal Tribunale Civile a far cessare le immissioni di rumore provenienti da piazza Bellini e dalle zone limitrofe, senza che però fossero poi adottate misure efficaci.

La posizione del Comune

Nel giudizio davanti al Tar, l’amministrazione comunale ha respinto l’accusa di inerzia, sostenendo di essersi attivata. In particolare, il Comune ha spiegato di aver chiesto nel dicembre scorso all’Arpac** di effettuare rilevazioni fonometriche e di essere al lavoro su una delibera contenente linee di indirizzo per il contrasto all’inquinamento acustico e al disturbo della quiete pubblica, non solo a piazza Bellini ma anche nelle zone limitrofe e in via Cisterna dell’Olio.

La valutazione del Tar

Il Tar, riunitosi in camera di consiglio il 27 gennaio, ha però ritenuto fondato il ricorso dei residenti. Secondo i giudici, la situazione lamentata incide su un interesse legittimo strettamente collegato al diritto alla salute, già compromesso dalle immissioni acustiche della movida diurna e notturna.
Nella sentenza viene sottolineato che l’inquinamento acustico era già stato accertato in sede civile e che, alla luce di tale circostanza e della documentazione audio-video prodotta, il Comune avrebbe potuto intervenire senza attendere ulteriori rilievi tecnici. Le immagini e i video allegati, secondo il Tar, descrivono una condizione “obiettivamente insopportabile”, non tollerabile soprattutto nelle ore notturne.

Pur riconoscendo il carattere discrezionale dei provvedimenti contro la cosiddetta “malamovida”, i giudici hanno chiarito che, di fronte a una situazione di fatto così evidente, per l’amministrazione scatta l’obbligo di intervenire senza ritardo.

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