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1Primary Wound Dressing: Ecco una nuova cura per le ferite

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2Anews è un magazine online di informazione Alternativa e Autonoma, di promozione sociale attivo sull’intero territorio campano e nazionale. Ideato e curato da Antonella Amato, giornalista professionista. Il magazine è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n.67 del 20/12/2016.

Fiorella Carnevali, medico veterinario e Stephen Andrew van der Esch, biologo, entrambi ricercatori Enea, hanno messo a punto un dispositivo medico a base di estratti vegetali efficace per la terapia delle lesioni esterne, di qualunque estensione e natura, acute e croniche, utilizzabile in medicina umana e veterinaria.

Due ricercatori dell’Enea hanno scoperto e messo a punto un medicamento, 1PrimaryWound Dressing, con effetti cicatrizzante, biocida e repellente, per la cura e la risoluzione delle lesioni esterne di ogni estensione e natura.

L’invenzione, applicabile in qualunque stadio della lesione, favorisce un netto miglioramento della qualità della vita per l’importante riduzione del dolore, delle complicazioni infettive, anche da batteri multiresistenti agli antibiotici e dei tempi di risoluzione delle ferite.

Nelle situazioni di emergenza (catastrofi naturali o conflitti armati), permette una facile gestione delle lesioni, in attesa di adeguati interventi professionali. Analogamente, consente di ridurre le complicazioni, infettive e infestive (batteriche e da larve), legate alle scarse condizioni igienico-ambientali, in particolare nei paesi in via di sviluppo, riducendo drasticamente l’uso degli antibiotici.

Ce ne parla la dottoressa Fiorella Carnevali, uno dei due ricercatori dell’Enea, responsabile della scoperta.Fiorella Carnevali

Lei è un medico veterinario: come è arrivata alla scoperta di 1Primary?

Insieme a un collega, Stephen Andrew van der Esch, stavamo studiando alcune interessanti piante in grado di eliminare o ridurre, in veterinaria, parassiti esterni, come pulci, zecche, larve di mosca, quando abbiamo scoperto il medicamento di cui andremo a parlare.

Quindi è stata una scoperta casuale?

Si e no. Durante la tosatura, in estate, succede che animali da fibra pregiata, capre angora, cachemire, vengono feriti e le ferite possono essere colonizzate da larve di mosca. Stavamo lavorando a una miscela di sostanze naturali, estratte da due piante, il Neem, di origine indiana e l’iperico, noto per i suoi effetti antidepressivi, che agisse in particolare sulle larve di mosca senza essere nocivo per i tessuti vivi, quando ci siamo accorti di aver trovato un medicamento estremamente efficace per la cicatrizzazione delle ferite.

Tutte le culture tradizionali erboristiche usano gli oli (miscele di acidi grassi) per curare le ferite. Abbiamo riportato in auge una tradizione dimenticata negli anni quaranta, durante la II guerra mondiale, quando fu proibito l’uso degli oli sulle ustioni da bomba o da armi da fuoco, perché, non potendosi raffreddare adeguatamente, in questo modo si rischiava di far continuare a bruciare la ferita, portando al convincimento errato che gli oli fossero dannosi per la cicatrizzazione.

Cosa si prova quando si comprende di trovarsi di fronte a una nuova scoperta?

È stato entusiasmante. Mi sono accorta subito dell’effetto del medicamento. Il mio collega van der Esch, che è un biologo ed è molto preciso e vuole, giustamente, che tutto sia riproducibile in laboratorio, non ne era convinto. Io insistevo, “guarda, c’è di più, c’è molto di più!”. Ha cominciato a credere ai miei slanci dopo che ha visto i veterinari con cui collaboravo che avevano lo stesso atteggiamento entusiastico. Solo allora si è convinto che ci trovavamo di fronte a qualcosa di veramente nuovo.ferite

Come funziona?

Il medicamento contiene acidi grassi, gli stessi che produce la pelle per difendersi dai germi e che noi rimuoviamo con l’uso eccessivo dei saponi. Applicato sulle ferite, crea un film oleoso protettivo che impedisce ai batteri di aderire alla superficie cellulare ed è dannoso per la cellula batterica, ma non per le cellule dei tessuti umani.

Su che tipo di ferite è possibile utilizzarlo?

È possibile applicare il medicamento su tutte le tipologie di ferite di tutte le specie animali. Negli esseri viventi, dai più semplici ai più complessi, il processo di cicatrizzazione si è evoluto alla stessa maniera ed è il processo più largamente conservato nella scala zoologica. Questo significa che ciò che funziona su una specie, funziona anche su un’altra. Un capitolo a parte sono le ferite croniche, come le ulcere, tipiche del genere umano. Il medicamento è efficace anche su questo tipo di ferite, ma se la patologia che causa l’ulcera non viene curata, anche l’ulcera non riesce a guarire.IMG_2025

Come si usa?

Qualunque ferita in acuto, un taglio, un’ustione, un’abrasione, va pulita con acqua corrente o, se disponibile, soluzione salina sterile, dopodiché si applica il medicamento, che agisce riducendo la reazione infiammatoria, il dolore e facilitando il processo cicatriziale. Evita, inoltre, il contatto con i batteri e la formazione della crosta (disidratazione superficiale dell’essudato), che è la prima e più semplice complicanza di una ferita. Crea un ambiente umido che aiuta il processo di cicatrizzazione ed ha un effetto immunomodulatore, che fa si che i sistemi fisiologici di difesa del corpo, contro gli agenti esterni, vengano espressi al massimo. Insomma, è come un direttore d’orchestra che permette a tutte le componenti del processo di cicatrizzazione di fare il proprio lavoro al meglio.

Quando invece è controindicato?

L’unica controindicazione è la sensibilità a qualcuno dei componenti. Il medicamento viene assorbito localmente e non da effetti sistemici, per cui in caso di allergia si ha solo una reazione locale che regredisce appena si smette l’applicazione del medicamento.

Una curiosità. La dottoressa Carnevali si è rifiutata di fare sperimentazione animale. Non ha voluto procurare ferite su cavie per testare il medicamento: ha curato solo animali accidentalmente feriti. E, visto che non fa studi comparativi sugli animali, è molto difficile che pubblichino i suoi lavori. (Uno studio si definisce comparativo quando prevede, per esempio, che a un cavallo vengano inferte ferite sulle quattro zampe, due da trattare con la sostanza da testare e due no). Questo non ha però impedito che il medicamento potesse essere conosciuto ed utilizzato anche in medicina umana, riuscendo ad ottenere tutti i permessi regolamentati quali il marchio CE 0344 e l’autorizzazione alla commercializzazione del Ministero della Salute.

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