venerdì, Settembre 30, 2022

“Voglio vivere così”, Pirandello secondo Vincenzo Borrino

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Giuseppe Giorgio
Giuseppe Giorgio
Caporedattore, giornalista professionista, cura la pagina degli spettacoli e di enogastronomia

Vincenzo Borrino in scena presso l’Oasi Naturalistica di Monte Nuovo a Pozzuoli con un interessante collage drammaturgico sull’opera di Luigi Pirandello “Voglio vivere così”.

Con un titolo celebre come “Voglio vivere così”, lo stesso della canzone popolare italiana composta nel 1941 da Giovanni D’Anzi e Tito Manlio e interpretata da Ferruccio Tagliavini nell’omonimo film di Mario Mattoli, l’autore, attore e regista Vincenzo Borrino, nella singolare atmosfera dell’Oasi Naturalistica di Monte Nuovo a Pozzuoli si è posto all’attenzione del pubblico con un interessante collage drammaturgico imperniato sull’opera di Luigi Pirandello.

Mettendo momentaneamente da parte le sue esperienze di attore comico al fianco di Vincenzo Salemme e il ricordo delle sue belle prove accanto ad artisti del calibro di Carlo Croccolo, Carlo Giuffrè e Luigi De Filippo, Borrino, nel breve arco di un’ora, si è calato nei panni del monologhista impegnato proiettando tra gli spettatori tutto il suo amore per il Nobel della letteratura di Girgenti.

Fondendo insieme tra i guizzi quasi felliniani della tromba di Antonio Pignatelli, i temi pregnanti della novella del 1914 “Il treno ha fischiato” e dell’atto unico pubblicato nel 1923 “L’uomo dal fiore in bocca” derivato dalla novella “La morte addosso“ (in origine “Caffè notturno”) l’attore e regista è riuscito a creare una lega contenente il contrasto tra l’illusione e la realtà presente nelle opere pirandelliane e quel dramma fatto di incomunicabilità tra gli uomini e di relativismo rispetto alla verità.

Inserito nella rassegna “Antichi Scenari” diretta da Carmine Borrino e Veronica Grossi, lo spettacolo interpretato da Vincenzo Borrino ha esaltato in modo piacevole, nello stesso siculo che fu dell’autore, le immagini dell’uomo dapprima dinanzi ad una “naturale” follia liberatoria e poi al cospetto della morte.

Proponendo con “Il treno ha fischiato” le proiezioni della mente del protagonista Belluca orientato nella sua ribellione verso la realtà, all’esplorazione di altre dimensioni libere da ansie e preoccupazioni, Borrino ha esplorato con garbo e attenzione uno di quegli spazi di evasione tanto cari a Pirandello.

Così come per “L’uomo dal fiore in bocca” grazie al quale il bravo interprete, ha riformulato il pensiero del drammaturgo teso ad evidenziare il cambiamento del modo di vedere il mondo di un uomo consapevole della sua imminente morte.

Due testi uniti in un solo corpo grazie ai quali Borrino ha messo egregiamente a punto quei meccanismi che sfuggono alla regola convenzionale insieme alle sembianze di personaggi divisi tra l’astratto e l’assurdo. Agile e intrigante nell’evoluzione del suo monologo, Vincenzo Borrino con “Voglio vivere così” ha dunque ben figurato.

Apprezzabile per i tempi e i toni usati, l’attore ha saputo regalare ai presenti un lavoro dall’apparente semplicità (proprio come gli elementi scenici composti da solo due sedie) ma al tempo stesso ben solido nell’ossatura tutta eretta su quel grottesco pirandelliano e sul quel suo linguaggio fatto, ora di interrogazioni ed escandescenze, ora di estrema e convulsa critica alle convenzioni della società borghese.

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