Villa Pignatelli. Torna a Napoli la mostra World Press Photo 2016

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Maggio della Musica, Filippo Gamba in concerto a Villa Pignatelli

Gli scatti più belli e drammatici del Fotogiornalismo Internazionale, in una significativa e interessante mostra, che sarà possibile visitare fino al 27 novembre 2016.

 Warren Richardson "Speranza per una nuova vita"
Warren Richardson “Speranza per una nuova vita”

di Carlo Farina – Alla presenza del sindaco di Napoli Luigi De Magistris, è stata inaugurata la mostra “World Press Photo 2016”, grazie all’impegno fattivo dell’organizzazione barese “Cime” di Vito Cramarossa e Francesco Muciaccia.

La “Cime” è nata grazie ad un accordo con la fondazione olandese che, nel 1955, ha creato questa importante associazione internazionale, la quale da anni promuove e sviluppa il lavoro, duro e impegnativo, dei fotogiornalisti di tutto il mondo. wordl-press3

Non è facile scegliere e catalogare le foto più interessanti, tra le migliaia che arrivano da tutto il mondo, tuttavia l’impegno della Fondazione, è cresciuto notevolmente nel corso degli anni e con oltre 80mila scatti all’anno, il flusso non accenna mai a diminuire.

Può una sola fotografia raccontare il dramma di un popolo, l’angoscia di una madre distrutta da un dolore, la sofferenza di un bambino al quale è stata negata l’innocenza? Può un semplice scatto fotografico congelare il valore fondamentale della vita e trasmetterne il messaggio? Questo ed altro è “La Fotografia”! Ma, soprattutto questo è il fotogiornalismo, dove un gruppo di “valorosi” fotoreporter, anche al rischio della propria vita, denuncia e coinvolge i popoli di tutto il mondo a capire e pensare la vita, per un solo scopo, quello di garantirne la Libertà.

La fondazione World Press Photo è l’artefice di tale coinvolgimento. Per la prima volta Napoli ospita, nella splendida cornice di Villa Pignatelli, il meglio del fotogiornalismo internazionale 2016, dove nel corso di quest’anno sono state raccolte le foto più “belle” (il termine è riferito solo alla tecnica fotografica, naturalmente, visto il contenuto drammatico delle stesse), e sistemate nelle stanze del piano superiore del Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes.

Siria, un padre mette in salvo il figlio
Siria, un padre mette in salvo il figlio

Diverse le categorie a disposizione dei fotografi (news, spot news, contemporary issues, daily life, portraits, nature, sports) che devono vedersela con una severa giuria, i cui membri vengono nominati dal direttore del WPP Lars Boering, che ogni anno si riunisce ad Amsterdam, e decreta il vincitore dell’anno in corso.

Per il 2016, è risultata vincitrice la foto del freelance australiano Warren Richardson, che con il suo scatto “Hope For a new life”, nella notte del 28 agosto 2015, con un tempo di scatto estremamente breve ma sufficiente a rendere “vivo” il mosso intenzionale della foto stessa, ha raccontato il dramma che si stava consumando lungo la frontiera tra Serbia e Ungheria, mostrandoci il passaggio di un neonato attraverso il filo spinato.

A quella vincitrice, seguono tutte le altre, altrettanto drammatiche come la storia dei coniugi Laurel e Hawie Borowick, la cui figlia ha deciso di documentare con straziante realismo, il capitolo finale della loro esistenza.

E come non si può restare colpiti dall’enorme dramma degli immigrati, che ogni giorno rischiano la vita per un posto dignitoso nella società, un dramma denunciato dallo scatto di Francesco Zizola “The same boat” (che ritrae un gruppo di immigrati ammassati in un esiguo spazio) e da quello di Sergey Pomomarev “Reporting Europe’s refugees crisis” (dove si vede un barcone stracolmo di immigrati che viene trascinato a riva).

E ancora scatti in Corea del Nord, dove il regime totalitario soffoca la popolazione inerme, in Sudan, dove il traffico illegale di avorio non accenna a diminuire, in Senegal, dove lo sport più diffuso è la lotta senegalese, fino a quelle più drammatiche, dove davanti alla morte di bambini indifesi non si può che restare impietriti.

Foto molto forti, dunque, che devono turbare, devono far riflettere, devono far aprire gli occhi su un mondo violento, ingiusto e troppo spesso dimenticato. Questa mostra ci vuole invece ricordare quel mondo dimenticato.