Unioni Civili e Matrimonio: tutte le novità del Decreto Sindacale del Comune di Napoli

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di Maria Sordino – Pensate di sposarvi? Bene! Che siate etero oppure omosessuali, questa è una notizia che potrebbe interessarvi.

Forse non tutti sanno che esiste un Decreto del Presidente della Repubblica del 3 novembre 2000, che stabilisce che, oltre all’Ufficiale di Stato Civile, esistono altre persone che possono prendere il suo posto e celebrare matrimoni. Tra questi i consiglieri, gli assessori comunali e soprattutto, questa è la parte più interessante, i cittadini italiani che hanno i requisiti per la elezione a consigliere comunale, ovvero tutte quelle persone maggiorenni che godono di diritti politici e civili.

Quindi se, per esempio, avete in mente di farvi sposare da un amico, ebbene, si può fare! C’è da dire che, spesso, questo tipo di delega è a discrezione del comune di appartenenza, ma è anche vero che, essendo scritto in un decreto, dovrebbe poter essere applicato ovunque nel nostro Paese.

Ora, la novità di questi giorni è che lo scorso 11 ottobre è stato approvato un Decreto Sindacale presso il Comune di Napoli, che riconosce anche alle coppie civili l’opportunità di delegare a persone che non rivestono la funzione di Ufficiale di stato civile, la costituzione della loro unione, così come già accade per i matrimoni. A breve tutte le informazioni e la modulistica saranno disponibili anche sul sito del Comune.

Si allargano quindi i benefici per le unioni civili, riconosciute dal disegno di legge, approvato in via definitiva l’11 maggio 2016, che regolamenta le unioni civili tra persone dello stesso sesso e ne disciplina le convivenze.

La legge riconosce, a tutte le forme di convivenza di coppia, basata su vincoli affettivi ed economici, attraverso uno specifico istituto giuridico, uno status giuridico analogo, per molti aspetti, a quello conferito dal matrimonio.

Questo significa, in sintesi, che, come nel matrimonio, anche nell’unione tra persone dello stesso sesso, vengono acquisiti gli stessi diritti e doveri.

Sono state apportate modifiche persino al codice penale per consentire, anche in questo ambito, l’equiparazione del partner dell’unione civile al coniuge. Si consente così che possa operare il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, quando le inadempienze siano del partner dell’unione civile nei confronti dell’altro. Una curiosità: a differenza del matrimonio, non è previsto l’obbligo di fedeltà.

La nuova legge regolamenta anche le convivenze eterosessuali, cioè quelle tra “due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile”.

Per le coppie di fatto non è prevista né l’eredità né la reversibilità della pensione, diritti che si hanno invece con il matrimonio. I conviventi hanno gli stessi diritti dei coniugi nell’assistenza del partner in carcere e in ospedale e possono designare l’altro come rappresentante per le decisioni in materia di salute e, in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie. In caso di morte di uno dei partner, l’altro ha diritto di subentrare nel contratto di locazione. Se il deceduto è proprietario della casa, il convivente superstite ha diritto di continuare a vivere in quella abitazione tra i due e i cinque anni, a seconda della durata della convivenza. La convivenza di fatto è titolo, al pari del matrimonio, per essere inserito nelle graduatorie per le case popolari. I conviventi “possono” sottoscrivere un contratto che regoli i rapporti patrimoniali, che può prevedere la comunione dei beni e, in caso di cessazione della convivenza, “il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro convivente gli alimenti qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento”.

Sposati, conviventi, etero o omosessuali, ormai conviene pensarci bene, prima del grande passo…