Ultime notizie sulle pensioni: nel 2019 stop aumento età pensione

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Ultime notizie sulle pensioni: nel 2019 stop aumento età pensione

Pensioni novità ultima ora. Esonerati dall’aumento dell’età pensionabile a 67 anni 14.600 persone impegnate in lavori ‘gravosi’

Nel 2019 saranno esonerati dall’aumento dell’età pensionabile a 67 anni 14.600 persone impegnate in lavori ‘gravosi’. E’ quanto si legge nella relazione tecnica all’emendamento del governo sulle pensioni con i sindacati. Sono 11 le categorie già previste dall’Ape social e quattro in più definite nel corso del confronto (braccianti, pescatori, operai siderurgici e lavoratori marittimi). L’esecutivo ha tradotto l’intesa con Cisl e Uil, non condivisa dalla Cgil, in norma di legge con l’atteso emendamento presentato alla Commissione Bilancio del Senato. Per il primo anno, il costo in termini di maggiore spesa pensionistica sarà di 100 milioni, cifra che nel triennio fino al 2021 arriverà a quasi 385 milioni. Per rientrare nei requisiti bisogna avere svolto le mansioni gravose da almeno sette anni nei dieci precedenti il pensionamento ed avere una anzianità contributiva di almeno 30 anni. A cambiare rispetto alla legge Fornero è anche il meccanismo di adeguamento all’aspettativa di vita, che terrà conto anche dei ‘picchi negativi’, cioè degli eventuali arretramenti della speranza di vita, e che non potrà essere di più di 3 mesi. Per il calcolo dello scatto di tutti i lavoratori si guarderà alla media del biennio di riferimento rispetto a quella del biennio precedente.

Dal punto di vista finanziario la scheda tecnica, allegata dal governo all’emendamento, spiega come per quel che riguarda la deroga per i lavori gravosi questa “non altera strutturalmente la sostenibilità di medio e lungo periodo della spesa pensionistica, della finanza pubblica e del debito” perché “i relativi oneri trovano, infatti, “piena compensazione nell’ambito dei saldi programmati a seguito del presente dl di Bilancio”.

La riforma, oggetto inizialmente di un apposito ddl, era confluita nel decreto fiscale, ma da lì era stata espunta per alcuni nodi, come quello sulla governance, rimasti aperti. L’emendamento del governo in materia è atteso da giorni, ma nonostante l’esecutivo abbia presentato un altro nutrito pacchetto di 17 proposte (dagli Lsu di Palermo a Pompei, dall’asta 5G alle scuole, dalle radio digitali alla Naspi), delle Agenzie non si è vista finora traccia. I primi effetti della politica economica del governo, ispirata alla lotta alla povertà e al calo della pressione fiscale, iniziano intanto a concretizzarsi. L’Inps ha comunicato che dal primo dicembre sarà possibile fare domanda per il Rei, il reddito di inclusione attiva che riguarderà le famiglie con minori, disabili, donne in gravidanza a quattro mesi dal parto e over 55 disoccupati, con un tetto di 485 euro al mese (5.824,80 l’anno). L’Ocse ha invece certificato che nel 2016 la pressione fiscale in Italia è scesa al 42,9% del Pil nel 2016, rispetto al 43,3% del 2015. Un calo che però non basta a far perdere posizioni all’Italia nella classifica annuale dell’organizzazione dove l’Italia si conferma alla sesta posizione.

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