Ucciso per errore, le scuse della mandante: “Il boss doveva morire, ma Ciro no”

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Ucciso per errore, le scuse della mandante:

Le dichiarazioni di tre donne di camorra hanno tenuto banco durante il processo per la morte del ras del Rione Sanità Raffaele Cepparulo e di Ciro Colonna, 19enne ucciso per errore dalla camorra.

Ucciso per errore | Sono state le dichiarazioni spontanee di tre donne di camorra, in particolare della “pazzignana” Luisa De Stefano, a tenere banco ieri, nell’udienza del processo per l’omicidio del ras del Rione Sanita’ Raffaele Cepparulo ma soprattutto dell’innocente Ciro Colonna, entrambi assassinati a Ponticelli, quartiere alla periferia est di Napoli, il 7 giugno 2016. A rilasciare dichiarazioni spontanee sono state oggi anche altre due imputate coinvolte nel duplice assassinio, e cioe’ Anna De Luca Bossa e Vincenza Maione (difesa, come anche Luisa De Stefano, dall’avvocato Carmine Danna).

Le tre donne hanno tutte confermato che il ras della Sanita’ Cepparulo doveva morire in quanto da tempo ordinava attentati ai loro danni. La De Stefano, in particolare, ha riferito di essere stata anche costretta a chiudere un negozio a causa dei raid. La De Stefano, come anche gli altri sette imputati – tra cui il boss Ciro Rinaldi (arrestato di recente e collegato dal carcere in videoconferenza) e il killer Michele Minichini (che invece non era collegato e che nella scorsa udienza ha chiesto scusa alla famiglia Colonna con una lettera, ndr) – sono tutti accusati di avere avuto un ruolo in quel tragico agguato costato la vita a un giovane di appena 19 anni che stava giocando a bigliardino.

La lettera della figlia del boss

“Avevo già perso un figlio, hanno provato a uccidere davanti alla villa comunale e così abbiamo deciso che doveva morire”. Sono le parole di Anna De Luca Bossa, figlia del boss Teresa, riferite leggendo una lettera in aula. “Chiedo perdono alla famiglia di Ciro, lui non doveva morire”, ha aggiunto la donna.