Terrorismo islamico, a Napoli e Caserta i documenti falsi per i jihadisti

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Terrorismo islamico, a Napoli e Caserta i documenti falsi per i jihadisti

Terrorismo: i quattro tunisini arrestati nell’operazione della Procura di Roma risiedevano tra Napoli e Caserta (l’attentatore di Berlino comprò da loro i documenti falsi).

La vasta operazione della Digos, coordinata dal pool antiterrorismo della Procura di Roma (che ha portato allo smantellamento della rete di Anis Amri), ha provveduto all’arresto di quattro tunisini, residenti a Napoli e Caserta: due nel centro del capoluogo partenopeo, gli altri a Casal di Principe e a Villa di Briano.Terrorismo: smantellata la cellula di Anis Amri, l'attentatore di Berlino Le accuse nei loro confronti sono di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e traffico di documenti falsi. I quattro, stando alle indagini, avevano infatti creato una vera e propria “industria” di documenti falsi per il terrorismo islamico. Tra i jihadisti favoriti da questo “mercato”, ci sarebbe Anis Amri, il terrorista che il 19 dicembre 2016 uccise 12 persone ferendone altre 56 in un attentato ai mercatini di Natale a Berlino: per lui sarebbero infatti stati prodotti una falsa carta d’identità ed un falso permesso di soggiorno.

Un “mercato” di documenti contraffatti: prezzi da 100 a 350 euro

I quattro tunisini, tuttavia, non si limitavano a produrre documenti falsi per i jihadisti, ma anche libretti di circolazione, patenti e libretti di lavoro in formato elettronico da utilizzare in Francia. Le cifre per l’acquisto dei documenti contraffatti variavano dai 100 ai 350 euro. Il capo di questa banda sarebbe stato un 32enne che viveva a due passi dal teatro San Ferdinando di Napoli, non lontano dalla stazione di Piazza Garibaldi: da lì, quest’ultimo avrebbe mantenuto i contatti con la Tunisia, ricevendo informazioni sugli sbarchi degli immigrati, preparando gli alloggi per i migranti da ospitare e fabbricando i documenti falsi, in modo da consentire ai clandestini di arrivare in Francia, dove sarebbero stati poi accolti da altri tunisini. Ed è soprattutto su quest’ultimo punto che si stanno concentrando le indagini da parte delle autorità francesi e dei servizi segreti transalpini.