Napoli, imprenditore muore per infezione alla gola: “Soccorsi lenti e non attrezzati”

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Napoli, imprenditore muore per infezione alla gola: “Soccorsi lenti e non attrezzati”

Cronaca di Napoli: la famiglia del 49enne Alberto Mazzola Turco (morto al Cto per un’infezione alla gola) ha denunciato soccorsi lenti e non attrezzati.

L’edizione odierna de “Il Mattino” ha realizzato un focus sulla morte dell’imprenditore 49enne Alberto Mazzola Turco, causata da una infezione alla gola. Si tratta per la precisione una epiglottidite, che generando un edema delle mucose respiratorie ne ha comportato l’ostruzione. Una patologia che generalmente colpisce i bambini da due a sette anni, causata da un’infezione virale o batterica, curabile con gli antibiotici o, nei casi gravi, intubando il paziente: purtroppo non è andata così.

Quando l’uomo si è reso conto che quel dolore non era un semplice mal di gola e che cominciava a mancargli il respiro sono stati chiamati i soccorritori del 118, ma non è servito: il 49enne è morto dopo cinque giorni al Cto a causa dei danni cerebrali riportati.

Nello scorso luglio, Mazzola Turco (socio di una nota braceria del Vomero, “Cantina La Barbera”) ha comunicato alla moglie il fastidio alla gola, considerato come sintomo di un’influenza e dunque da risolvere con un antinfiammatorio. La mattina successiva, l’uomo continua ad avere quel dolore alla gola sempre più acuto, scende a lavorare nel locale (che si trova nello stesso palazzo in cui vive) e qualche ora dopo comincia a non respirare bene, finché si rende necessario l’intervento dell’ambulanza. Napoli, imprenditore muore per infezione alla gola: “Soccorsi lenti e non attrezzati” L’avvocato Valerio Minucci ha raccolto la denuncia della moglie, Raffaella Di Donna: “I tempi sono lunghi, solo per avere la cartella clinica dal Cto ci sono voluti tre mesi“. Secondo la ricostruzione della donna, quella mattina Alberto decise di andare a lavorare nonostante il dolore acuto fino a che gli manca il respiro e arriva l’ambulanza. “Alberto era cianotico – spiega l’avvocato – aveva il collo gonfio e il respiro affannoso. Invece di portarlo al vicino Cardarelli, hanno iniziato a visitarlo senza essere dotati della strumentazione giusta, mancava persino l’abbassalingua. I sanitari arrivano alla conclusione che le vie aeree sono totalmente ostruite e non permettevano alcuna ispezione, quindi la corsa al Cto. La moglie aveva chiesto che il marito venisse accompagnato al Cardarelli, ma niente da fare: la risposta è che si va al Cto“.

La donna ha inoltre denunciato che nel tragitto verso il nosocomio napoletano il marito ha un arresto cardiaco e che quando arrivano al Cto le condizioni sono disperate: Alberto morirà cinque giorni dopo.

In merito a questa triste vicenda, il direttore della centrale operativa del 118, Giuseppe Galano, ha dichiarato: “Me ne occuperò subito, voglio parlare con i sanitari, capire bene quali sono i fatti e accertare ogni eventuale responsabilità”.