Monti Lattari, il boss Di Lorenzo ucciso per la gestione delle piantagioni di marijuana

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Monti Lattari, il boss Di Lorenzo ucciso per la gestione delle piantagioni

La zona dei Monti Lattari, la cosiddetta Jamaica dell’Italia, finisce ancora una volta al centro di una faida dovuta alla spartizione e alla gestione in monopolio degli affari legati alla coltivazione di marijuana.

La zona dei Monti Lattari, la cosiddetta Jamaica dell’Italia, e’ ancora una volta al centro di una faida dovuta alla spartizione e alla gestione in monopolio degli affari legati alla coltivazione di marijuana ‘fatta in casa’. Ieri sera e’ stato ucciso sotto casa, a Casola, nel Napoletano, il boss Antonino Di Lorenzo, 53 anni, detto ‘o lignammone. La sua leadership e’ durata meno di due anni; il 53enne aveva preso il posto di un suo conterraneo Ciro Orazzo, ucciso in un appezzamento di campagna a Casola il 13 marzo del 2017, assassinato probabilmente perche’ in disaccordo con gli altri narcos sulla gestione delle migliaia di piantagioni di canapa che sono ben nascoste tra i boschi della zona.

Il ‘permesso’ dei clan di Castellammare di Stabia

Gli investigatori ritengono che l’omicidio abbia avuto anche ‘il permesso’ dei clan di Castellammare di Stabia, da sempre supervisori dei traffici milionari che ruotano attorno alle coltivazioni di droga. Le piante, una volta essiccate, vengono tagliate e le infiorescenze o lavorate per fare hashish o vendute cosi’ come sono. Un un mercato vastissimo, che raggiunge anche Salerno e la Calabria.