Dj Fabo, il Governo si costituisce davanti alla Corte Costituzionale

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Dj Fabo: il Governo difenderà davanti alla Consulta il divieto di aiuto al suicidio (reato per cui è imputato Marco Cappato).

Il Governo si è costituito davanti alla Corte Costituzionale nel procedimento sollevato dalla Corte di assise di Milano, nell’ambito del processo a Marco Cappato per la morte di Fabiano Antoniani, meglio noto come Dj Fabo. Al termine del processo, i giudici avevano trasmesso gli atti alla Consulta per valutare la legittimità costituzionale del reato di aiuto al suicidio, contestato all’esponente dei Radicali. Il Governo, in Corte Costituzionale, difenderà quindi il divieto del codice penale risalente agli anni 30, che norma il reato di cui è imputato Cappato.

Ass. Luca Coscioni: “15mila persone hanno chiesto al Governo di non intervenire”

Non è bastata una petizione firmata da 15mila persone, come sottolineato dall’associazione Luca Coscioni: Prendo atto della decisione del Governo Gentiloni di costituirsi in difesa della costituzionalità del reato di aiuto al suicidio.Dj Fabo, il Governo si costituisce davanti alla Corte Costituzionale Al contrario noi sosterremo l’incostituzionalità di un reato del 1930– ha dichiarato la vice presidente dell’Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo– La scelta del Governo è, oltre che del tutto legittima, anche pienamente politica, visto che l’Esecutivo avrebbe potuto altrettanto legittimamente agire in senso opposto e raccogliere l’appello lanciato da giuristi come Paolo Veronesi, Emilio Dolcini, Nerina Boschiero, Ernesto Bettinelli e sottoscritto da 15.000 cittadini, che chiedevano al Governo italiano di non intervenire a difesa della costituzionalità di quel reato, e dunque di non dare mandato all’Avvocatura di Stato di costituirsi in tale procedimento. Per quanto riguarda Marco Cappato, il suo collegio di difesa che coordino e l’Associazione Luca Coscioni, – continua Gallo- il nostro obiettivo non cambia: vogliamo far prevalere, contro la lettera del codice penale del 1930, i principi di libertà e autodeterminazione riconosciuti dalla Costituzione italiana e dalla Convezione europea dei diritti umani, nella convinzione che Fabiano Antoniani avesse diritto a ottenere in Italia il tipo di assistenza che – a proprio rischio e pericolo – ha dovuto andare a cercare all’estero con l’aiuto di Marco Cappato”.