Crollo del Ponte Morandi, dieci nuovi indagati: a rischio altri 5 viadotti

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L'ombra della camorra sulla demolizione del ponte Morandi

Gli uomini della Guardia di Finanza nell’indagine sul crollo del Ponte Morandi, hanno acquisito materiale relativo allo stato di una serie di ponti e la documentazione di buona parte dei viadotti del tronco 1 genovese.

Sono una decina, tra tecnici di Aspi e Spea, i nuovi indagati nell’ambito di filone parallelo all’inchiesta sul crollo di Ponte Morandi. Sono accusati di falso in relazione alle valutazioni sul profilo di sicurezza di alcuni viadotti italiani che avevano presentato criticità, tra cui il Pecetti e il Paolillo.

Sono stati nuovi approfondimenti d’indagine legati alle verifiche dello stato di manutenzione dei viadotti ad aver portato all’iscrizione nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale. Un filone d’inchiesta secondario ma connesso all’attività di controllo partita dal crollo di ponte Morandi a Genova.

I blitz e le relazioni

Gli uomini della Guardia di Finanza, con un blitz nelle sedi di Spea di Milano, Firenze, Bologna, Bari e Terni, hanno acquisito materiale documentale e informatico relativo allo stato di una serie di ponti, almeno 5, tra cui il viadotto Pecetti sulla A26, il Paolillo in Puglia, ed è stata acquisita la documentazione di buona parte dei viadotti del tronco 1 genovese, nel quale ricade buona parte del tratto a cavallo tra Liguria e Piemonte.

Al centro degli accertamenti le relazioni stilate sui viadotti, sui quali sono poi emerse criticità, stilate da alcuni soggetti che – oltre ad essere competenti per le verifiche relative al Morandi – risultano competenti anche per questi monitoraggi. Obiettivo verificare se le relazioni sulle opere ne rispecchino fedelmente la situazione e lo stato di manutenzione.