Camorra nel Veneto: il capo della costola dei Casalesi è di Giugliano

438

Camorra: parte dal Napoletano e dal Casertano la base dei rapporti della malavita organizzata in Veneto (colpita ieri da 50 arresti e sequestro di beni per 10 milioni).

Nella giornata di ieri c’è stato un blitz delle forze dell’ordine contro la Camorra infiltrata nel Veneto, con il quale Guardia di Finanza e Polizia (coordinate dalla Dda di Venezia) hanno tra l’altro eseguito 50 arresti e un sequestro preventivo di beni per 10 milioni di euro.

Come riporta “Internapoli”, gli indagati erano membri di una strutturata associazione a delinquere di stampo mafioso (ormai smantellata dagli arresti), che dal piccolo centro di Eraclea da molti anni aveva esteso la sua influenza criminale nell’est del Veneto, avvalendosi della sua forza di intimidazione per commettere molteplici delitti di ogni genere, tra cui usura, estorsione, riciclaggio e auto riciclaggio, traffico di stupefacenti e sfruttamento della prostituzione.Camorra nel Veneto: il capo della costola dei Casalesi è di Giugliano Oltre alle frodi in danno dell’erario per reati tributari, spiccano quelle perpetrate verso l’Inps, attraverso le false assunzioni in imprese di 50 persone contigue al sodalizio, allo scopo di lucrare indebitamente l’indennità di disoccupazione, pari a circa 700mila euro.

Le indagini hanno consentito di evidenziare come l’organizzazione risulti costituita già alla fine degli anni ’90 dal 53enne Luciano Donadio (nativo di Giugliano in Campania), dal 60enne Raffaele Buonanno (nato a San Cipriano D’Aversa domiciliato ad Eraclea e a Casal di Principe, imparentato tramite la moglie con esponenti di vertice dei clan Bianco e di Francesco Bidognetti, detto “Cicciotto ‘e mezzanotte”) e dal 57enne Antonio Buonanno (nato a San Cipriano D’Aversa e residente a Casal di Principe).Camorra nel Veneto: il capo della costola dei Casalesi è di Giugliano Questo gruppo mafioso, dopo la sua costituzione, si è insediato nel Veneto, rilevando il controllo del territorio dalla mafia del Brenta. Le strategie criminali erano finalizzate, tra l’altro, ad acquisire, se necessario con minacce e violenza, il controllo di attività economiche, soprattutto nell’edilizia e della ristorazione, ma anche ad imporre un aggio ai sodalizi criminali limitrofi dediti al narcotraffico o allo sfruttamento della prostituzione.

Una quota dei profitti dell’attività criminale era inoltre destinata a sostenere i carcerati di alcune delle storiche famiglie mafiose di Casal di Principe appartenenti al clan dei Casalesi, interlocutore obbligato di tutte le organizzazione territoriali che si trovavano ad operare in Veneto.