Maddaloni, inchiesta sul voto di scambio: altri tre indagati

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Cronaca di Caserta: nuovi particolari sull’inchiesta riguardante le ultime elezioni a Maddaloni (per cui sono stati eseguiti quattro arresti ed è indagato il sindaco De Filippo).

Dopo che quattro persone (tra cui la candidata consigliera Teresa Esposito, sorella del boss Antonio, poi non eletta) sono finite ai domiciliari con l’accusa di corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso e il sindaco Andrea De Filippo è finito sul registro degli indagati, si registrano nuovi sviluppi nell’inchiesta della Dda sul voto di scambio a Maddaloni (delegata alla Squadra mobile di Caserta).

Come riportato da “Il Mattino”, ci sono altri tre indagati: Enrico Pisani (funzionario del Comune e animatore della lista Orientiamo Maddaloni, con la quale correva la Esposito) l’imprenditore Salvatore Esposito e Nunzia Di Donato (alla quale viene promesso un posto di lavoro).

Dalle intercettazioni telefoniche, è emerso un appello a Teresa Esposito: “Caccia altri venti euro, Terè” (20 euro costava dunque un voto nelle palazzine popolari). Come “tradizione” di tale malcostume, chi incassa i soldi deve poi dimostrare di aver fatto il proprio “dovere”: “Eh ma quello Giovanni glielo ha detto: digli che ti fa le fotografie”.

Maddaloni, inquinati tre turni elettorali

Agli atti dell’ordinanza non c’è però solo la tornata elettorale del giugno scorso, ma anche le elezioni del 2017 (la consiliatura durò poche settimane) e quelle del 2013, che si conclusero con l’elezione di Rosa De Lucia (la cui amministrazione fu spazzata via nel 2015 da un’inchiesta su appalti e corruzione).

A proposito del voto del 2013, “si promettevano posti di lavoro per sostenere le liste della De Lucia. – dice il pentito Michele LombardiL’unica persona che è stata assunta è Eduardo Esposito, fratello di Teresa e Antonio che è stato assunto nella ditta che si occupa della raccolta dei rifiuti”.

Si tratta della Interagir srl di Pastorano, società di cui era socio di maggioranza Alberto Di Nardi, che con la Dhi Di Nardi Holding Industriale spa gestiva la raccolta dei rifiuti a Maddaloni e che fu coinvolto nell’appaltopoli, inchiesta che portò all’arresto del sindaco De Lucia e dello stesso Di Nardi.