Estorsioni a commercianti, arrestato 37enne legato al clan dei Casalesi: IL NOME

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Estorsioni a commercianti, arrestato 37enne legato al clan dei Casalesi: IL NOME

Camorra: arrestato per estorsione ai danni dei commercianti di Aversa, Lusciano e Parete un 37enne legato ai Casalesi (precedentemente sfuggito alla cattura nell’ambito dell’attività investigativa coordinata Dda di Napoli).

Un arresto nel clan dei Casalesi. Nella mattinata odierna, in Giugliano in Campania, Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Aversa hanno tratto in arresto ed associato al carcere Bartolomeo Vitiello, cl. 1982, il quale, lo scorso 13 dicembre, era sfuggito alla cattura nell’ambito della più ampia attività investigativa, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che aveva consentito di trarre in arresto complessivamente altre 8 persone, una delle quali minore all’epoca dei fatti.

L’arrestato, insieme agli altri 8 indagati, è accusato di far parte di un gruppo criminale dedito a compiere estorsioni ai danni di commercianti di Aversa, Lusciano e Parete, avvalendosi della forza d’intimidazione promanante dall’appartenenza alla camorra nelle sue articolazioni territoriali denominate fazione Bidognetti e fazione Schiavone del clan dei Casalesi.

Dopo essere sfuggito alla cattura, dal 13 dicembre scorso e per l’intero periodo delle festività natalizie, i militari hanno concretizzato un’ininterrotta attività investigativa, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia, eseguendo anche numerose perquisizioni domiciliari presso le abitazioni di persone dove il ricercato avrebbe potuto nascondersi. All’esito di tale pressante attività, questa mattina Vitiello ha segnalato ai Carabinieri di Aversa la sua presenza presso il suo domicilio, dove infine è stato trovato e tratto in arresto. In particolare, l’indagine, oggi definitivamente conclusa con la cattura dell’ultimo indagato, aveva permesso di individuare e documentare:

  • ripetute estorsioni tentate e consumate nel periodo antecedente alle festività natalizie del 2018 con richieste – anche ingenti – di somme di denaro da parte degli indagati, alcuni dei quali pregiudicati per reati di tipo mafioso, da un minimo di 250 ad un massimo di 15.000 euro;
  • il compimento di reiterati tentativi di estorsione ai danni di esercizi commerciali tra i quali soprattutto ristoranti e imprese di trasporti;
  • le finalità delle condotte estorsive – peraltro in alcuni casi palesate alle vittime – connesse con la necessità di sostenere le famiglie dei detenuti ed erogare lo stipendio agli affiliati.