martedì, Agosto 9, 2022

“TreCinqueOtto”: il Trio perfetto come un accordo musicale

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Carlo Farina
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Carlo Farina - cura la pagina della cultura, arte con particolare attenzione agli eventi del Teatro San Carlo, laureato in Beni culturali, giornalista.

Per il Festival Barocco Napoletano, si è esibito il Trio “TreCinqueOtto” della Scuola Musicale Barocca, proponendo brani per fagotto, clarinetto e corno (francese), nella meravigliosa sede della Chiesa dei SS. Cosma e Damiano.

“ … largo ai giovani …” sembra essere l’imperativo categorico di questo fecondo e incredibile periodo caratterizzato da una lunga proposta di grandi e apparentemente “semplici” concerti, nella maggior parte dei quali sono i giovani stessi ad essere i veri protagonisti di questo fermento culturale, così abilmente ben diffuso oggi, a Napoli.

E a proposito di giovani talenti, sono rimasto profondamente impressionato al concerto del 22 giugno scorso, che si è svolto nella meravigliosa cornice, da poco restaurata dall’Ordine degli Ingegneri di Napoli, della Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, al Largo Banchi Nuovi, dove si è esibito un simpatico e talentuoso trio che la dice lunga già dal nome che si sono scelti.

Sto parlando del trio “TreCinqueOtto”, dove i numeri citati, nell’armonia musicale, sono i realtà i suoni di una triade, cioè un accordo formato da tre suoni, un intervallo di terza (maggiore o minore), un intervallo di quinta (giusta, eccedente o diminuito), e infine di ottava con il raddoppio della Tonica, all’ottava superiore.

Come è stato spiegato degli stessi musicisti, questo accordo chiamato “perfetto”, si riferisce all’amicizia che tiene ormai legati questi tre ragazzi da più di 10 anni, nel magico ma anche molto impegnativo mondo della musica, dove sono riusciti a costruire un rapporto di amicizia e di grande collaborazione così duraturo da definirlo, appunto, perfetto.

E come si potrebbe non definirlo tale, dopo aver ascoltato questi tre bravi musicisti che hanno deciso di rispolverare un repertorio molto raro, così composto: al clarinetto Antonio Puzone, al Corno Simona Amazio e al fagotto Alfonso Valletta. Tre strumenti che siamo abituati ad ascoltare generalmente all’interno di un’orchestra, e molto raramente in una formazione da camera, così insolita.

Il concerto si è aperto con il Trio in Re maggiore per clarinetto, corno e fagotto di Florian Leopold Gassman, una composizione inedita e mai registrata, la cui prima edizione si basa su una copia del manoscritto originale, di proprietà privata rinvenuta in Boemia, dove è rimasta fino all’inizio della Seconda guerra mondiale. Brillante arpista, Gassman a soli 15 anni studiava già dai migliori maestri italiani del suo tempo, ciò lo portò a sviluppare una grande capacità compositiva, infatti questo Trio può essere considerato uno dei primi brani per clarinetto, corno e fagotto, che divenne molto popolare tra i musicisti itineranti, riscuotendo un grande successo.

Si può affermare lo stesso anche per il secondo brano eseguito, e cioè il Trio da Concerto per Clarinetto, Corno e Fagotto di Bernhard Henrik Crusell, talvolta chiamato anche “Pot-pourri per Clarinetto, Corno e Fagotto” o molto più semplicemente “Trio”. Il brano si presume risalga al 1814, vista la testimonianza di un’esibizione nel marzo di quell’anno, ma purtroppo non ne abbiamo l’assoluta certezza, anche perché la partitura, custodita a Stoccolma, non presenta alcun numero d’opera preciso.

L’affascinante scrittura di questa composizione è interamente ispirata allo spirito del “tardo” rococò e possiamo considerarlo come un Divertimento giocoso e virtuosistico. Bernhard Henrik Crusell nato nel 1775 in Finlandia, iniziò la sua carriera musicale come clarinettista e, successivamente delle prime esperienze da direttore, decise di specializzarsi nella composizione grazie agli studi intrapresi a Parigi con i grandi Maestri Gossec e Berton.

Il concerto si è concluso con Napulìa, una piccola raccolta di canzoni classiche napoletane composta e arrangiata dal maestro Bruno Persico, uno dei pianisti e compositori jazz più prolifici del territorio campano. All’interno della stessa abbiamo potuto riconoscere alcune celebri melodie di questo immenso e unico patrimonio, tutto partenopeo, come Lu Cardillo, una delle melodie più note qui a Napoli, dove l’innamorato ormai senza speranza verso la donna che non ricambia questo sentimento, ricorre ad un cardellino, simbolo della cultura napoletana che appunto lo considera il messaggero d’amore per eccellenza.

Le notizie su questa canzone sono molto scarse o contrastanti, tuttavia esiste forse un manoscritto originale di fine ‘600/inizio ‘700, con una trascrizione di Pietro Labriola (1820 – 1900). Subito dopo abbiamo riconosciuto anche la celeberrima, La Palummella, una deliziosa canzone classica napoletana popolare, di autore anonimo, della fine del XVIII secolo e ispirata, limitatamente alla cadenza di un’aria del personaggio di Brunetta tratta dall’opera buffa “La Molinarella” di Niccolò Piccinni, andata in scena a Napoli nel 1766, quando ancora era una Capitale Europea.

Funiculì funiculà, infine è stata la terza e ultima canzone inserita in questa efficace e deliziosa fantasia, senza dubbio un’altra celeberrima canzone classica napoletana, scritta nel 1880 dal giornalista Giuseppe Turco e musicata da Luigi Denza; il testo della canzone fu scritto in occasione dall’inaugurazione della prima funicolare del Vesuvio, costruita a Napoli nel 1879, per permettere ai napoletani di raggiungere con questo mezzo insolito e “avventuroso” la cima del vulcano più famoso d’Italia, assieme all’Etna.

Ma a pochi giorni dall’inaugurazione, il 6 maggio 1880, il cassiere della nuova funicolare già lamentava una certa diffidenza da parte dei napoletani che avevano già disertato il mezzo, un pò per paura (in fondo il tragitto era tutto all’aperto e con poche precauzioni) e un pò per un’ancestrale superstizione (qualcuno l’aveva addirittura definita una profanazione).

Bisognava ricorrere ai rimedi al più presto, ed esorcizzare la paura fino a vincerla, e quale miglior modo se non con una bella canzone classica napoletana, allegra, vivace e di facile intonazione ? Fu così, e quasi per gioco che grazie a questa canzone, la paura fu superata e i napoletani furono felici di usare il nuovo mezzo, per condurli verso la vetta del Vesuvio.

Il resto, poi, l’ha fatto questo meraviglioso Trio che, grazie ad un perfetto affiatamento dei tre strumenti citati, ci ha regalato una serata davvero speciale, unica e direi indimenticabile, trasmettendo non solo emozioni ma anche quella voglia sviscerata di suonare insieme, sottolineata dalla giovanissima età dei tre simpatici musicisti. 

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