giovedì, Giugno 24, 2021

Terra dei fuochi, il report sull’agroalimentare smentisce gli allarmi

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Terra dei fuochi, il report sull’agroalimentare smentisce gli allarmi
Luigi Maria Mormonehttps://www.2anews.it
Luigi Maria Mormone, cura la pagina di cronaca su Napoli e provincia, attualità e sport (pallanuoto, basket, volley, calcio femminile ecc.), laureato in Filologia Moderna, giornalista.

Terra dei fuochi: il report sull’agroalimentare coordinato dall’Istituto Zooprofilattico di Portici smentisce gli allarmi sulla qualità dei prodotti.

di Luigi Maria Mormone – Il report sull’agroalimentare ha smentito gli allarmi riguardanti i prodotti della cosiddetta Terra dei fuochi. La ricerca (coordinata dall’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno a Portici e alla quale hanno partecipato cinquanta istituti pubblici specializzati in salute, ambiente, cibo) ha dunque assicurato sulla bontà di prodotti come pomodoro e mozzarella. Come riportato da “Il Mattino”, lo studio è stato presentato al Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli nel corso di una due giorni conclusa da una conferenza stampa, durante la quale il Governatore della Campania Vincenzo De Luca ha criticato “una certa stampa” che si nutre, a suo dire, di sensazionalismo e di fatti non verificati. Solo quattro anni fa la Campania fu presentata come una regione avvelenata e piena di rifiuti tossici, in cui mozzarella e pomodori, senza alcun riscontro scientifico, erano ritenuti prodotti a rischio e le aziende dovevano addirittura portare la merce sui mercati pugliesi (dove invece che a cento riuscivano a vendere a venti).Terra dei fuochi, il report sull’agroalimentare smentisce gli allarmi I produttori dell’agroalimentare campano hanno perso in questi anni almeno 500 milioni di euro, soprattutto a causa di “luoghi comuni”: ad esempio un’azienda di pomodori si vantava di raccogliere solo in pianura Padana, ossia in uno dei territori più inquinati in Europa, facendolo passare come prodotto sicuro perché non campano; una marca di riso assicurò i suoi rivenditori che non acquistava prodotti provenienti dalla Campania, mentre l’Espresso dedicò addirittura una copertina all’acqua di Napoli presentandola come inquinata. La realtà è invece esattamente opposta: la Campania oggi è la regione più monitorata d’Italia, in cui oltre il 99,98% dei 30000 campionamenti eseguiti su 10000 aziende agroalimentari regionali ha superato i test eseguiti su parametri europei. Solo 33 ettari su oltre 50000 controllati sono risultati contaminati, ma spesso si tratta di banali discariche. L’indagine è partita con il progetto QR Code Campania che definiva la tracciabilità degli alimenti messi in vendita, sostenuto dalla Regione e offerto gratuitamente a tutte le aziende che volevano certificare la propria sicurezza. La ricerca ha affrontato poi anche il tema della salute, con uno screening di massa organizzato grazie al progetto Spes (Studio di Esposizione nella Popolazione Suscettibile). Lo screening ha coinvolto 4200 persone tra i 20 e i 50 anni residenti in aree a differente pressione ambientale, con l’obiettivo di valutare con le analisi del sangue la potenziale esposizione agli agenti inquinanti. Il risultato è che la presenza di metalli pesanti è inferiore alla media nazionale.

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