Terra dei Fuochi, processo Resit: nominati nuovi periti

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Cronaca di Caserta. Processo Resit: Arrivano i nuovi periti nomitati nel giudizio di secondo grado sul disastri ambientale della discarica di Parete.

Avranno quasi 90 giorni di tempo i tre nuovi periti di torino per stabilire se alla Resit c’è stato inquinamento delle acque e se l’acqua è stata contaminata dalla discarica o da agenti esterni ad essa. Sono questi infatti i quesiti che nell’udienza di oggi il presidente della Corte di Assise d’Appello, Domenico Zeuli, nell’ambito del processo «madre» sulla questione della Terra dei Fuochi: il processo Resit. Arrivano i nuovi periti nomitati nel giudizio di secondo grado sul disastri ambientale della discarica di Parete: l’ingegnere ambientale Silvia Bonapersona, il chimico Cesare Rampi e il geologo ambientale Stefano Davide Murgese. Entro marzo i tecnici dovranno consegnare le loro relazioni ed essere ascoltati in aula. La Procura Generale si è riservata di nominare suoi consulenti. La priorità è stabilire se presso le discariche e gli invasi riconducibili alle società Setri, Cimevi e poi Resit, c’erano idonei presidi a tutela delle matrici ambientali previste dalla diverse normative, come per esempio un’adeguata rete di drenaggio e raccolta del biogas e del percolato.
In seguito a questa prima perizia i periti dovranno dire se c’è stato un danno all’ambiente, di quale entità, e se le sostanze inquinanti già esistenti nella falda acquifera sottostante ai siti possono ritenersi potenzialmente idonee a nuocere gravemente alla salute.
Su quest’ultimo punto, i tre consulenti, in caso di positività, dovranno stabilire se le sostanze possono dirsi o meno provenienti dai rifiuti sversati e se l’eventuale riscontrato danno ambientale o l’eventuale riscontrato avvelenamento delle acque siano ancora in corso.
In quest’ultimo caso, stabilire poi se abbiano un andamento progressivo nel tempo e di quale entità. Vista la complessità degli accertamenti, i consulenti hanno chiesto 90 giorni per la consegna della perizia per poi essere ascoltati in aula il prossimo 1 marzo. In pratica, i tre consulenti piemontesi potrebbero mettere un punto definitivo sul disastro ambientale, oppure ribaltare la storia.
Caserta news, il processo di primo grado alla V sezione della Corte d’Assise di Napoli, presieduta da Adriana Pangia, con 29 persone imputate accusate di disastro ambientale e traffico illecito di rifiuti, con l’ombra della camorra, in particolare il clan dei Casalesi che sulla gestione dei rifiuti aveva avviato un business milionario, si è concluso nel luglio 2016, dopo sei anni e oltre 180 udienze, con la condanna, tra gli altri, a 20 anni di carcere per Cipriano Chianese, proprietario della Resit ritenuto l’inventore delle ecomafie; a 16 anni Gaetano Cerci, altro imprenditore ritenuto legato ai Casalesi e coinvolto negli scarichi abusivi alla discarica Resit; 5 anni e 6 mesi con interdizione dei pubblici uffici, invece per Giulio Facchi, in quegli anni sub-commissario all’emergenza rifiuti in Campania; 12 anni per Alfano Remo e Mosè di Meo e 5 e 6 anni per i fratelli Generoso, Raffaele e Elio Roma. Per tutti cadde l’aggravante del metodo mafioso. Durante il processo per le misure di prevenzione nel tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Cipriano Chianese aveva portato in aula i video in cui si vedevano le fasi principale dell’installazione dei rivestimenti del terreno per ospitare i rifiuti nella Resit. Ma a nulla è valso a evitare per lui la condanna a 20 anni di carcere.

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