Zuckerberg, clamorosa rivelazione: “Ho pensato di chiudere Facebook”

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Zuckerberg, clamorosa rivelazione: “Ho pensato di chiudere Facebook”

Mark Zuckerberg: il Ceo di Facebook ha rivelato il retroscena durante una conferenza stampa.

Non è stato un 2018 facile per Facebook, il social network blu famoso in tutto il mondo, coinvolto ad esempio nello scandalo Cambridge Analytica. In pochi però avevano pensato che Mark Zuckerberg, il suo fondatore, avesse pensato di chiuderlo.

La clamorosa rivelazione è arrivata dallo stesso “padre” del social network blu, nella conferenza stampa di ieri organizzata per annunciare le novità e per spiegare i progressi fatti nel controllo dei contenuti.

A precisa domanda se avesse mai pensato di chiudere la sua “creatura”, Zuckerberg ha così risposto: “Sì. Ci abbiamo pensato in diverse occasioni, nel 2010 e poi qualche mese fa, per difendere la privacy delle persone coinvolte nella fuga di dati”. L’ipotesi, ha poi specificato, avrebbe riguardato però solo un numero ristretto di utenti, non tutti.

La conferenza stampa è arrivata dopo un duro articolo del New York Times, che ha attaccato Facebook e la sua gestione degli ultimi mesi e anni, soprattutto la sottovalutazione dell’influenza russa sulle elezioni americane del 2016, che hanno visto il trionfo di Donald Trump. Tali accuse sono definite “semplicemente false” da mister Facebook, il cui cda parla di “numerose imprecisioni” nelle ricostruzioni, e mette in evidenza i passi in avanti compiuti nei controlli, anche sul fronte dei discorsi di incitamento all’odio.Zuckerberg, clamorosa rivelazione: “Ho pensato di chiudere Facebook” Ma l’accusa forse più pesante dell’inchiesta (che include 50 interviste fra dipendenti ed ex) è certamente quella per cui i ripetuti “passi falsi” si sono verificati perché Mark Zuckerberg e i suoi collaboratori erano troppo concentrati sulla crescita di Facebook, trascurando alcuni aspetti chiave del boom della società. A suscitare le maggiori critiche è inoltre la rivelazione sul presunto coinvolgimento del social media nella campagna di insulti e calunnie contro George Soros, il fondatore di Open Society Foundations.