Si avvera la profezia del 1986 di San Giovanni Paolo II (leggi la storia)

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di Maria Sordino – Poche semplici parole, che risuonano più di cento campane.”I musulmani vadano a messa domenica mattina per dare ai cattolici un segno di solidarietà”. Questo l’appello lanciato dal Centro per il culto musulmano francese, in seguito all’assassinio di padre Jacques Hamel il 26 luglio a Rouen.

E così, domenica 31 luglio, Imam e preti sono stati in chiesa insieme, sia in Francia che in Italia, per assistere alla messa e dire no alla violenza.

“Una iniziativa a ‘doppio senso di marcia’, sia per le comunità islamiche che per le nostre comunità occidentali, che serve ad abbattere i reciproci pregiudizi, di chi descrive i cristiani come infedeli o i musulmani come terroristi” ha commentato Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio. “Una iniziativa del genere non si improvvisa, al di là del fatto che sia stata sollecitata dall’urgenza del momento. E’ il segno di un cammino di unità percorso dalle comunità cristiane e musulmane nelle città, perché siano luoghi di convivenza e di pace, contro l’isolamento che è il terreno di coltura di tante follie. Un cammino lento, come quello di chi pianta un albero per trovare dopo qualche anno l’ombra”.

La Comunità di Sant’Egidio è nata a Roma nel 1968, per iniziativa di un giovane, allora meno che ventenne, Andrea Riccardi. Iniziò riunendo un gruppo di liceali, come era lui stesso, per ascoltare e mettere in pratica il Vangelo. Oggi è un movimento di laici impegnato nella comunicazione del Vangelo e nella carità a Roma, in Italia e in più di 70 paesi dei diversi continenti. E’ riconosciuta dal Pontifico Consiglio per il Laici come “Associazione pubblica di laici della Chiesa”.chiesaA Roma la Comunità di Sant’Egidio ha accolto l’invito di preghiera e di pace e si è fatta promotrice dell’incontro nella chiesa di Santa Maria in Trastevere, dove domenica tre  imam e una delegazione della comunità islamica hanno assistito alla celebrazione della messa, accogliendo l’appello lanciato dal Centro per il culto musulmano francese.

La presenza degli imam delle comunità locali e i loro messaggi, hanno dato una risposta chiara contro l’identificazione tra l’Islam e la violenza terroristica che ne utilizza impropriamente il nome. Una notizia che ha fatto il giro del mondo, ma che ha radici lontane…

Vi racconto una storia – Trent’anni fa, il 27 ottobre 1986, fu convocata da Giovanni Paolo II la Giornata mondiale di preghiera per la pace, ad Assisi, a cui presero parte i rappresentanti di tutte le grandi religioni mondiali. Vi parteciparono 50 rappresentanti delle Chiese cristiane (oltre ai cattolici) e 60 rappresentanti delle altre religioni del mondo. Era la prima volta che, nella storia, si realizzava un incontro come questo.

L’intuizione del Papa fu semplice e profonda: riunire i credenti di tutte le religioni mondiali nella città di San Francesco, ponendo l’accento sulla preghiera per la pace, l’uno accanto all’altro, di fronte all’orrore della guerra. Un modo nuovo di proporre la pace tra i popoli, che non fosse il risultato di trattative, di compromessi politici ed economici. L’appello fu ascoltato, tra l’altro, anche dal “mondo”: per un giorno intero tacquero le armi.

La Comunità di Sant’Egidio raccolse allora quell’eredità e ha continuato a vivere e a promuovere lo spirito di Assisi attraverso incontri annuali di Preghiera per la Pace, a partire dal 1987, attraverso incontri come quello di domenica con la comunità musulmana e fino al prossimo che si terrà ad Assisi, dal 18 al 20 settembre 2016.

“SETE DI PACE: religioni e culture in dialogo”, questo il titolo dell’incontro internazionale, che permetterà di rivivere, 30 anni dopo, la storica Giornata di Preghiera per la Pace del 1986 voluta da San Giovanni Paolo II.

Si è realizzata così la profezia del Papa, che esattamente 30 anni fa volle unire ad Assisi tutte le religioni per la pace.

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