Serie A: Come si cambia per non morire

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Serie A: Come si cambia per non morire

Le dichiarazioni di Marotta, ad della Juventus, sull’esordio del VAR in serie A, fanno riflettere. Da un lato si spinge per la tecnologia mentre dall’altro si rimarca la centralità dell’arbitro

 

Doveva essere la grande novità della Serie A, quella che avrebbe tolto dubbi ed insinuazioni. Ed invece le polemiche non solo ci sono state ma, addirittura, sono state anche più clamorose. VAR: gioie e dolori.

L’amministratore delegato della Juventus, Beppe Marotta, ha rimarcato, in una intervista, la gioia per lo scudetto bianconero nell’anno del primo impiego del VAR:  “Per noi era importante vincere anche quest’anno, il primo di impiego della Var. Ci siamo riusciti e ne siamo felici”.

Per la Juventus, quindi, questo scudetto era ancora più importante degli altri.

La tecnologia in campo dovrebbe allontanare tutte le critiche e le accuse di sudditanza arbitrale.

Non è stato così, anzi! Dopo un girone di andata in cui la tecnologia è sembrata funzionare piuttosto bene, si è iniziato a discutere di “protocollo VAR” e centralità dell’arbitro. I risultati sono sotto agli occhi di tutti e, cosa ancora più incredibile, l’utilizzo di ciò che doveva essere un aiuto agli arbitri, ne è diventato la condanna definitiva. Ci fossero state decisioni pro e contro tutte le squadre, con percentuali simili, allora si poteva discutere su come migliorare il suo utilizzo; ma, dati alla mano, nei confronti della Juventus lo strumento o non è stato utilizzato (se l’azione era dubbia a sfavore) o è stato chiamato in causa (se l’azione era dubbia a favore). Mai un caso contrario! Incredibile.

Marotta continua dicendo: Noi ci siamo sempre detti favorevoli alla video assistenza agli arbitri . Non elimina tutti gli errori, siamo ancora nella fase di sperimentazione e mi auguro che l’Ifab dia il via libero definitivo”. “Secondo me – ha aggiunto Marotta – va un po’ modificato il protocollo, nel senso che sarei favorevole all’estensione dell’uso del Var ad altre situazioni di gioco, anche se la centralità dell’arbitro resta fondamentale”.

Nelle parole finali c’è tutta la “filosofia” juventina sul VAR: “la centralità dell’arbitro resta fondamentale”.

Invece è proprio su questo che bisogna cambiare e riflettere in serie A: non è la centralità dell’arbitro che va difesa ma la regolarità delle azioni di gioco a prescindere dalla decisione dell’arbitro. Non capisco cosa ci sia di male a vedere l’arbitro come un semplicissimo essere umano e, per questo, capace di sbagliare una valutazione. Possa essere una mancata ammonizione o un rigore dubbio, la tecnologia deve sempre intervenire senza aspettare la segnalazione dell’arbitro addetto o le “sensazioni” dell’arbitro in campo.

E poi questa parola: “protocollo”.

Sfido chiunque, nel girone di andata della serie A, ad averne sentito parlare. Fatta la legge, trovato l’inganno: siamo in Italia del resto. Come si poteva intervenire per ridare lo “scettro” in mano agli arbitri? Semplice: si è cercato nelle righe del regolamento VAR (il protocollo, appunto) le parole che ridavo alla giacchetta nera la “centralità”.

Il problema è che da quel momento in poi le cose sono peggiorate: non solo la discrezionalità sul campo ma anche la discrezionalità su come e quando andare a vedere le azioni col VAR.

Bisogna riflettere, ripeto, su cosa sia più importante: la centralità dell’arbitro o la regolarità delle partite? Perché è questo il tema principale. Oppure si vuole lasciare quell’aura di romanticismo del calcio solo alla figura dell’arbitro?

Si dice: “il calcio è cambiato”. Ed allora nessuna contemporaneità delle partite, procuratori che spostano giocatori al di là dei contratti o della volontà delle società che li tengono sotto contratto, diritti televisivi ect ect. Però l’arbitro, almeno lui, lasciamolo stare… Lasciamogli decidere secondo la sua sensibilità, almeno questo lasciamolo.

Come si cambia (?)… per non morire…