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Salerno: intimidazioni di stampo mafioso per il pizzo sul traffico di droga, tre fermi disposti dalla DDA

Salerno: DDA dispone il fermo di tre persone per estorsione mafiosa e incendio doloso. Intimidivano un uomo per costringerlo a spacciare.

Tre uomini residenti nella Piana del Sele, di età compresa tra i 35 e i 48 anni, sono stati bloccati dai Carabinieri della Compagnia di Battipaglia in esecuzione di un provvedimento cautelare d’urgenza emesso dalla Procura antimafia di Salerno. I destinatari della misura sono gravemente indiziati di estorsione, tentata estorsione e rogo doloso, reati contestati con la circostanza aggravante del metodo mafioso.

Le indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno hanno fatto luce su una violenta ritorsione culminata nell’incendio di tre veicoli avvenuto all’interno del cortile di un palazzo a Battipaglia la notte del 4 agosto scorso.

L’oppressione estorsiva e il rogo per vendetta

La complessa ricostruzione degli eventi e l’esito dei blitz investigativi sono stati dettagliati dall’agenzia di stampa ANSA. Come riportato dall’ANSA, la vittima — un cinquantenne ebolitano — subiva da diversi mesi continue minacce finalizzate a costringerlo a vendere stupefacenti per il gruppo criminale oppure a versare una tangente settimanale da 500 euro.

Dopo aver pagato solo alcune ridotte somme, l’uomo si era rifiutato di proseguire con i versamenti, scatenando la reazione del vertice dell’organizzazione che, pur essendo ai domiciliari in Molise con braccialetto elettronico, continuava a coordinare le operazioni e le minacce tramite profili social fasulli. L’esecutore materiale dell’incendio avrebbe agito dietro la promessa di ricevere cinque grammi di crack.

Le minacce a Battipaglia e la fuga sventata a Salerno

Nemmeno il rogo dei mezzi ha fermato le intimidazioni: nei giorni successivi la vittima e un familiare dell’incendiario hanno ricevuto pesanti messaggi e note vocali di ritorsione nei quali il capoclan rivendicava il completo controllo malavitoso del territorio. Il pericolo che gli indagati potessero darsi alla fuga — complici i contatti accertati dalla Procura di Salerno con la Spagna e l’uso di telefoni criptati — ha spinto gli inquirenti a disporre l’immediato fermo dei tre responsabili.

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