Devastazione e saccheggio, sgominata gang di appena maggiorenni (video)

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Arrestati tutti i nove membri di una gang di giovani ragazzi che nel centro di Salerno si sono resi responsabili di devastazione e saccheggio di piu’ di sessanta auto.

Arrestati nove giovani appena maggiorenni, componenti di una gang di ragazzi ritenuti responsabili in concorso di devastazione e saccheggio, nel Salernitano. L’operazione è scattata alle prime ore della mattinata. In azione sono entrati i Carabinieri, la Squadra Mobile della Questura e il Nucleo di Polizia Economica e Finanziaria della Guardia di Finanza di Salerno. Tra San Marzano sul Sarno e Pagani.

I provvedimenti cautelari (arresti domiciliari), sono stati emessi dal gip dal presso il Tribunale di Salerno su richiesta della locale Procura della Repubblica. I dettagli delle indagini sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa. In programma questa mattina alle 11 nella sede della Procura della Repubblica di Salerno.

Nella notte tra il 10 e l’11 ottobre scorsi, i nove componenti della gang finiti in manette, hanno sparato con armi ad aria compressa. Contro almeno 60 vetture parcheggiate in strada. A registrare il tutto ci hanno pensate le telecamere di videosorveglianza. Le cui immagini si sono rivelate fondamentali per l’accusa di devastazione e saccheggio.

Il raid si e’ svolto nel centro di Salerno, lungo le vie generale Clark e Benedetto Croce. E il numero delle auto che hanno subito danni, stando proprio alle registrazioni, potrebbe essere superiore alle 60 accertate. Ma si resta in attesa di eventuali denunce, che potrebbero farle arrivare a 150. Secondo il procuratore aggiunto di Salerno, Luigi Cannavale, siamo di fronte a “ragazzi di provincia. Che la sera, davanti un bar, invece di decidere di andare a mangiarsi una pizza, preferivano organizzare raid per sfasciare auto, per divertimento e gratificazione”.

A corroborare le accuse formulate dagli inquirenti di devastazione e saccheggio, anche la scoperta di una chat WhatsApp. Sulla quale si organizzavano e che avevano denominato ‘o sistema’. “Anche le icone della chat – prosegue il procuratore Cannavale – erano emblematiche in quanto rappresentavano catene, bare e altri simboli del genere”.