Robert F. Kennedy, 50 anni fa veniva assassinato. Un sognatore scomodo

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Robert F. Kennedy, fu assassinato il 6 giugno 1968, a Los Angeles. “Bob” come tutti ormai lo chiamavano, fu travolto da un tragico destino che aveva già segnato la vita del fratello John. 

Robert F. Kennedy, ‘Bob’, fu assassinato 50 anni fa. Nella tragica notte appena trascorsa tra il 5 e 6 giugno 1968, nella sala da ballo dell’ Ambassador Hotel di Los Angeles, si consumava l’ultimo atto della vita di un uomo che avrebbe segnato per sempre la storia degli Stati Uniti d’America.

Dopo aver conquistato l’ennesimo consenso nella campagna elettorale di quel tragico anno, con le schiaccianti vittorie alle primarie della California e del South Dakota, Robert F. Kennedy veniva assassinato barbaramente con diversi colpi di pistola esplosi sotto gli occhi atterriti e sbigottiti di numerosi reporter e teleoperatori che erano accorsi al suo discorso per salutare i suoi numerosi e fedeli sostenitori.

La notizia della morte di “Bob” gettò un velo di profonda disperazione e sconcertante incredulità, forse anche più grande della stessa sorte toccata pochi anni prima al fratello John. Purtroppo uno dei proiettili che furono esplosi in quella tragica notte, gli perforò la tempia destra, e le speranze di salvare quell’uomo giusto, apparirono subito vane.

Ma chi era veramente Bob Kennedy, e perché la sua morte ebbe una forte risonanza mondiale, e gettò nello sconforto decine di migliaia di americani e di cittadini del mondo?

Probabilmente la risposta “soffia nel vento” come recita una celebre canzone di Bob Dylan, si, in quel vento innovatore di cui Bob si fece carico nel corso di tutta la sua breve ma intensa vita, spesa ad inseguire un sogno, come diceva lo stesso Bob “Sogno cose che non sono state mai“. E in queste parole c’è tutta la sua filosofia di vita, tutto il suo programma politico, tutta la sua voglia di cambiamento.

Robert F. Kennedy, 50 anni fa veniva assassinato. Un sognatore scomodo

Il suo forte carattere democratico con il quale si identificava con le innumerevoli masse di cittadini americani, lo portava a schierarsi sempre dalla parte degli oppressi, iniziando proprio dai neri americani e dalla loro misera condizione sociale che ebbe modo di constatare durante un triste viaggio nella regione del delta del Mississippi.

Qui infatti c’era la massima concentrazione di neri americani e con il più alto tasso di intolleranza razziale del Paese. Cercò in tutti i modi di ridurre sensibilmente l’enorme distanza che separava il popolo bianco da quello di colore, attraverso una politica di forte integrazione razziale, che lo portò ad ottenere il 90% dei consensi dell’intero popolo nero americano.

Con il fratello Jonh, riuscì ad impedire un nuova guerra nucleare durante la celebre crisi di Cuba, e si oppose con tutte le sue forze alla guerra in Vietnam, dalla quale l’America, con enorme imbarazzo, non sapeva più uscire. Era l’uomo giusto per il cambiamento, dopo che suo fratello John fu assassinato a Dallas nel 1963 spezzando quel sogno che lui stesso si sentiva in grado di portare avanti con maggiore forza e convinzione.

In tutti i suoi discorsi tenuti nel corso della sua lunga  campagna elettorale, c’era la convinzione che nelle sue parole lui portasse solo verità e saggezza, solidarietà e amore. Nulla di vuoto vi era nelle sue parole perché la “politica nella sua famiglia era sempre stata una cosa seria”, una cosa di cui vantarsi per il bene degli altri e della nazione.

Con la situazione politica odierna, dove tutto è approssimativo e non esistono più ideali ne statisti di nessun genere, la figura di quest’uomo emerge prepotentemente a cinquant’anni dal sua tragica morte, gettando un velo di forte malinconia e di grande rimpianto per quello che avrebbe potuto fare per le sorti del mondo.

Fu lui stesso a dare il drammatico annuncio della morte di Martin Luther King, il 4 aprile del 1968, appena due mesi prima della sua morte, quando ancora chiedeva giustizia per tutti i cittadini americani, neri e bianchi. Anche il sogno di Martin Luther King dunque fu soffocato nel sangue e rimase solo un sogno irrealizzato, pieno di vane speranze. Ma dopo questo secondo assassinio, così eclatante nella storia degli Stati Uniti, Bob Kennedy, continuò la sua scalata verso la Casa Bianca, forse consapevole che un giorno anch’egli sarebbe stato assassinato proprio come i suoi due illustri predecessori.

Ma nulla gli impedì di continuare a “sognare” nel rispetto delle regole e di una democrazia nella quale aveva pienamente fiducia. Il suo assassino, un giovane palestinese, fu subito preso e condannato prima a morte e poi all’ergastolo, ma non mi interessa nemmeno di citare il suo nome, perché molto probabilmente “Bob” fu vittima di un sofisticato complotto, di cui non si è mai venuto a sapere nulla.

Robert F. Kennedy, 50 anni fa veniva assassinato. Un sognatore scomodo

Tuttavia lo stesso Bob Kennedy era convinto che sarebbe stato ucciso non per politica ma per fanatismo, da un assassino che avrebbe agito da solo. Queste purtroppo sono solo supposizioni che non gettano nessuna nuova luce su questo terzo assassinio consumato nell’arco di un tempo durato appena un decennio e caratterizzato da profonde e difficili trasformazioni sociali e da tragici episodi di violenza.

Voglio concludere questo breve ricordo di Robert F. Kennedy citando una breve frase di sua moglie Ethel: “E’ meraviglioso sapere che una nuova generazione sarà ispirata dalle parole di Bobby e, si spera, spinta a promuovere ovunque i diritti umani”.

Foto tratta da Artribune