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Road to the Oscar, “Loving Vincent” in gara tra i film d’animazione

Loving Vincent è stato in sala da noi per pochi giorni, in alcune date specifiche, e in qualche occasione salvifica di cineforum, come gli appuntamenti col Cinema d’Arte al Museo di Capodimonte a Napoli, eppure avrebbe meritato più spazio, vista l’affluenza e la curiosità sempre altissima da parte degli spettatori. E ora tallona il favorito Coco della Disney Pixar nella corsa all’Oscar.

Quello che hanno fatto i creatori di Loving Vincent è qualcosa di incredibile: realizzare un intero film d’animazione con l’antica tecnica del rotoscope, partendo da immagini filmate di attori in carne e ossa su cui ricalcare i disegni del cartone animato.

E non disegni qualsiasi, se si tratta di una storia legata alla figura e alle opere di Vincent Van Gogh. Così prendono vita paesaggi, interni, stanze e ritratti famosi dalla tela al grande schermo, con le stesse pennellate decise, vigorose dell’artista olandese.

Per alcune scene la notte è stata scambiata col giorno, mentre per certi ambienti si è dovuto modificare il rapporto, adattandolo al frame cinematografico, aggiungendo parti mancanti e necessarie all’inquadratura. Così la Stanza di Vincent ad Arles, col famoso letto del pittore, o la Terrazza del caffè la sera o ancora la famosa Notte Stellata hanno guadagnato l’immortalità cinematografica, dopo quella artistica figurativa.

E non è stato poi così difficile scorgere nei personaggi del racconto alcuni degli attori inglesi più attivi nel panorama del cinema e delle serie tv, come il ser Bronn del Trono di Spade, l’attore Jerome Flynn che interpreta il dottor Gachet, o la Saoirse Ronan, in corsa per la terza volta all’Oscar quest’ano con Lady Bird, oppure Aidan Turner, della serie Poldark e della trilogia dell’Hobbit di Peter Jackson.

Nella Francia del 1891, il giovane Armand Roulin riceve dal padre postino l’incarico di recapitare una lettera a Theo Van Gogh, fratello del ben più noto pittore, suicida da poco. Armand si reca prima a Parigi, dove però non riesce a rintracciare Theo, e poi nei luoghi in cui Vincent ha lavorato e vissuto in Provenza: una ricerca che lo porta ad incontrare persone e luoghi fondamentali nella vita del genio olandese, scoprendone poco a poco la vita tormentata e la straordinaria opera che ha saputo produrre.

Insieme a Gatta Cenerentola, questo film era nella short list dei film di animazione mondiali papabili per l’Oscar. Dopo l’esclusione del nostro cartone animato, viene naturale quasi tifare per Loving Vincent, operazione tutta europea, se non altro per il lavoro artigianale e certosino impiegato, curato nei minimi dettagli, avvincente nella narrazione e affascinante nella fotografia, pardon, nella “pittura” delle immagini.

Luci e colori che seducono occhio e cuore, che stregano alla prima visione, forse schiacciando leggermente gli eventi raccontati e lo svolgimento del racconto, ma era inevitabile dato lo sforzo concettuale e visivo offerto.

Vedremo se l’Academy si piegherà allo strapotere Disney Pixar, ormai fedeli vincitori da anni della statuetta (ma gli scandali sessuali recenti a Hollywood, che hanno lambito anche John Lasseter, potrebbero pesare nel giudizio), o sceglierà di premiare questa coraggiosa coproduzione anglo-polacca che rapisce l’anima in sala.

Articolo pubblicato il: 27 Febbraio 2018 13:44

Renato Aiello

Giornalista. Ha partecipato negli ultimi anni a giurie di festival cinematografici (come il SocialWorld Film Festival di Vico Equense), concorsi fotografici e mostre collettive. Recensioni film, serie TV, teatro, eventi, attualità.