Richard Gere a Roma per il suo film “L’incredibile vita di Norman”

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Richrad Gere è arrivato a Roma per presentare in conferenza stampa il suo nuovo film “L’incredibile vita di Norman”.

Richard Gere è arrivato a Roma per la conferenza stampa di presentazione del suo ultimo film L’incredibile vita di Norman, del registra israeliano Joseph Cedar (nelle sale dal 28 settembre). Il divo di Hollywood regala una delle sue migliori interpretazioni. Un ruolo eccentrico: quello di Norman Oppenheimer, un “faccendiere” ebreo di New York sempre sopra le righe. Un uomo solitario alla continua ricerca delle “giuste amicizie”, delle strategie migliori, di tutto ciò che gli possa cambiare la vita. Una nuova sfida per l’attore americano che potrebbe riservare delle gradite sorprese, come una prossima candidatura dall’Academy Awards e una statuetta d’oro che non ha ancora vinto. «L’Oscar mi servirebbe eccome perché mi spianerebbe la strada verso la realizzazione di un numero maggiore di film indipendenti. Quindi, perché no?», confessa sorridente. A 68 anni non ha perso il suo innegabile fascino. Una lunga carriera nella quale ha interpreto anti-eroi inquieti e outsider, fino alla popolarità raggiunta negli anni ‘80 con American Gigolò. Oggi ritorna al cinema con un personaggio ficcante, opportunista ma anche altruista, lontano dalla sua natura. Un ruolo, quello di Norman, distante rispetto a quelli dal lui interpretati in passato e che lo ha visto cambiato anche fisicamente. Una commedia drammatica e intelligente che mostra un mondo diviso in due, tra chi sta al potere e chi no. Tra chi comanda e chi è succube. Richard Gere, il buddista e attivista per il Tibet, sa bene cosa significa mettersi in relazione con gli altri. Sempre in continuo movimento, come un pendolo che va su e giù, rivela il suo segreto per essere felice. «Questa altalena vale per tutti i momenti. Nulla rimane costante e fisso. Cambia il nostro umore. Ogni respiro è un giro di ruota. Vale per tutte le cose. Abbiamo difficoltà quando è tutto permanente e statico, quando l’esistenza è solo apparenza. E ciò diventa fonte di grande sofferenza. Ma quando, invece, riusciamo ad accettare, a capire che c’è questo continuo girare, questo andare su e giù, allora troviamo momenti di vera felicità».

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