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Rete Sicurezza Minori e Adolescenti, appello alle istituzioni sul tema delle baby gang

“Siamo di fronte a un dato che dovrebbe interrogare profondamente istituzioni, famiglie, scuola e società civile. Non è soltanto una questione di ordine pubblico o di criminalità giovanile. È molto di più. È il rovesciamento della logica stessa della legalità: se un ragazzo ritiene di essere più sicuro dentro una baby gang che nella comunità, allora siamo tutti in pericolo”.

È la dichiarazione di Nelide Milano e Barbara Tafuri, portavoci della Rete Sicurezza Minori e Adolescenti, in seguito alla pubblicazione dei dati emersi dal rapporto Parla della Fondazione I Figli degli Altri, pubblicati oggi dal Corriere del Mezzogiorno, secondo cui circa il 70% degli adolescenti intervistati vedrebbe nell’affiliazione a una baby gang uno strumento per sentirsi accettato e parte di un gruppo.

“Troppi giovani non hanno fiducia nei sistemi di protezione del mondo adulto. Significa che nei modelli di riferimento non trovano certezze, ascolto e tutela. Significa che il bisogno di appartenenza, che dovrebbe essere soddisfatto dalla famiglia, dalla scuola, dallo sport, dall’associazionismo e dalle istituzioni, viene intercettato da gruppi che fanno della violenza, della sopraffazione e dell’illegalità il proprio collante”.

Per le rappresentanti della Rete Sicurezza Minori e Adolescenti sarebbe un grave errore leggere questi numeri esclusivamente attraverso la lente della repressione.

“Questo dato è prima di tutto uno schiaffo sociale. È la prova di una comunità che ha progressivamente perso gli anticorpi necessari per accompagnare la crescita delle nuove generazioni. Quando un adolescente percepisce il branco come una forma di protezione, significa che qualcosa si è spezzato nel rapporto di fiducia tra i giovani e il mondo degli adulti. Tutto ciò richiede una risposta strutturale e non emergenziale.

Da anni assistiamo a un dibattito pubblico che invoca esclusivamente più repressione. Ma i numeri dimostrano che gli slogan non bastano. Tutti gli ululati a favore della repressione cadono a vuoto se non sono accompagnati da investimenti concreti nei territori. Servono presìdi educativi permanenti, scuole aperte oltre l’orario scolastico, sport accessibile, supporto psicologico, spazi di aggregazione sani, educatori di strada e una rete stabile tra istituzioni, famiglie e terzo settore. Occorrono risposte tangibili e quotidiane nei quartieri, soprattutto in quelli più fragili, dove i ragazzi spesso crescono nella solitudine educativa e nella percezione di essere invisibili».

Nelide Milano e Barbara Tafuri ancora una volta lanciano un appello alle istituzioni nazionali e locali affinché il tema dell’infanzia e dell’adolescenza torni al centro delle politiche pubbliche.

“Questo dato può rappresentare l’ultima chiamata per invertire la rotta. La sicurezza dei minori non si costruisce soltanto con i controlli e le sanzioni. Si costruisce offrendo ai ragazzi opportunità, ascolto, fiducia e prospettive. Dove arretra la comunità, avanzano i branchi. Ed è proprio lì che dobbiamo tornare ad esserci”.

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