lunedì, Aprile 12, 2021

Pompei, filmata mentre moriva: indagato per omissione di soccorso il marito di Sara Aiello

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Pompei, filmata mentre moriva: indagato per omissione di soccorso il marito di Sara Aiello
Francesco Monacohttps://www.2anews.it
Francesco Monaco, giornalista. Esperienza dalla carta stampata a internet, radio e tv. Scrittore, il suo primo romanzo: 'Baciami prima di andare'.

Il marito di Sara, che era con la moglie a Pompei quel tragico giorno, riprese in un video girato col telefonino, l’agonia della donna.

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Il gip di Torre Annunziata (Napoli) Emma Aufieri ha “riaperto” le indagini sulla morte di Serafina Aiello, detta Sara, la 36enne di Pimonte (Napoli), deceduta la notte del 3 giugno 2015 nella sua casa coniugale di Pompei, secondo le indagini dell’epoca per cause naturali. Non solo. Il giudice, dopo avere accolto la richiesta di archiviazione nei confronti del marito della donna per il reato di omicidio, ha chiesto allo sostituto procuratore di Torre Annunziata di formulare entro dieci giorni, sempre nei confronti del marito di Sara Aiello, l’imputazione per omissione di soccorso.

Il marito di Sara, Massimo Marano, che era con la moglie quel tragico giorno, riprese in un video girato col telefonino, l’agonia di Sara (immagini poi consegnate agli inquirenti) dicendo che fu il medico al quale si era rivolto quando la donna accusò i malori a chiedergli di girarlo, per cercare di formulare una diagnosi più precisa. La famiglia di Sara non ha mai creduto alle cause naturali come spiegazione della morte della 36enne. Anzi. Sollevarono parecchi dubbi su quella morte dicendo che fosse stata avvelenata.

Un’autopsia eseguita sui resti riesumati di Sara nel gennaio 2020 evidenziò che la sua morte era riconducibile a una cardiopatia ereditaria congenita, scagionando così il marito sul quale erano caduti i sospetti di avvelenamento dei parenti della vittima. Oggi, giunge, invece, la richiesta del giudice di imputazione nei confronti del marito della vittima e di ulteriori indagini, da compiere nell’arco di tre mesi, nei confronti di tre medici che l’ebbero in cura. I fratelli della vittima sono difesi dall’avvocato Fabio Carbonelli e dall’avvocato e professore Alfonso Furgiuele che si sono anche avvalsi della collaborazione dei consulenti americani della Emme Team per le indagini difensive.

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