Istituzionalizzare i Cinque Stelle con i dettami della Prima Repubblica per evitare la crisi

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Istituzionalizzare i Cinque Stelle con i dettami della Prima Repubblica per far fronte alla crisi

L’entrata nella terza Repubblica passa per un dialogo al fronte del quale il Movimento Cinque Stelle si e’ gia’ mostrato aperto.

Il primo obiettivo per entrare nella terza Repubblica, autentica sfida della nuova legislatura, sara’ quello di istituzionalizzare i parlamentari del Movimento Cinque Stelle. E’ questa l’analisi fatta sull’edizione odierna de Il Mattino di uno scenario per nulla semplice, in cui questi dovranno fare adesso i conti con “i numeri e le regole della democrazia”. L’articolo a firma di Pietro Perone sottolinea come tutto debba partire da “una sorta di contratto per l’Italia”. Ovvero, si legge, “un patto che dovrebbe passare per l’elezione delle due principali postazioni dello Stato, i presidenti di Camera e Senato”. Ricordando anche le parole di Luigi Di Maio, che si e’ dimostrato aperto al dialogo con tutte le altre forze politiche.

Tra le quali, pero’, appare meno “istituzionalizzabile” la Lega. Senza la quale, pero’, cosi’ come per i grillini, appare impossibile pensare a un nuovo governo. Ed e’ con cio’ che il resto dei partiti dovra’ fare i conti, nonostante il tentativo fallito di Renzi e Berlusconi di presentarli come un “pericolo per la democrazia”.

E nei prossimi giorni, come riferisce il quotidiano “potrebbero arrivare” anche “altre disponibilita’”, affinche’ “si dia il via a un percorso di «istituzionalizzazione» del Movimento, che a sua volta potrebbe offrire esplicitamente al Pd e a quello che resta della sinistra la presidenza del Senato”. Un modo di dialogare che e’ tutto della prima Repubblica. Unico modo in cui, nei momenti di difficolta’, si superavano “steccati e rancori riannodando i fili del dialogo istituzionale da cui vennero poi fuori inedite soluzioni parlamentari e di governo”.

Istituzionalizzare i Cinque Stelle con i dettami della Prima Repubblica per far fronte alla crisiFondamentali, in quest’ottica, saranno i ruoli di Pd (sebbene Renzi si sia gia’ mostrato contrario) e Leu, considerato che Cinque Stelle e Lega escludono il dialogo tra loro. Anche perche’ Di Maio e compagni sanno benissimo che un’alleanza con Salvini sarebbe una sorta di bomba a orologeria nel Movimento “in cui i retaggi della cultura di sinistra sono maggiori rispetto a quelli di destra”. Lo stesso Berlusconi potrebbe ottenere l’importante ruolo di interlocutore, ma a condizione, appare ovvio, che finisca con lo scaricare il leader del Carroccio.

Insomma, in uno scenario in cui tutto puo’ ancora accadere, l’auspicio e’ che “i protagonisti di oggi mostrino la stessa responsabilità di quelli di ieri”.