Il presidente del Senato Pietro Grasso lascia gruppo Pd

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Pietro Grasso ha comunicato la sua decisione dopo le polemiche in aula sull’approvazione della legge elettorale con il voto di fiducia. Ora entra nel Misto. 

Pietro Grasso ha lasciato ieri il gruppo del Pd del Senato. Ha spiegato che “il fatto che il presidente del Senato veda passare una legge elettorale redatta in altra Camera senza poter discutere, senza poter cambiare nemmeno una virgola è stata una sorta di violenza che ho voluto rappresentare”. Il presidente del Senato ha poi aggiunto che si è dimesso “dopo e non prima per rispetto delle istituzioni”.

“E’ stata una scelta molto sofferta”, ha proseguito parlando con i giornalisti delle sua decisione di lasciare il gruppo del Pd. “Ho ritenuto di lasciare il Pd perché non mi riconosco più né nel merito né nel metodo”. “Ho deciso di aspettare l’approvazione della legge elettorale per rispetto del ruolo istituzionale. Per tutta la mia vita ho rispettato le istituzioni e l’indipendenza delle istituzioni. E continuerò a farlo”. “Ho informato tutte le cariche istituzionali prima delle dimissioni perché non lo apprendessero dalle agenzie”, ha aggiunto.

Ha ingoiato tutto in silenzio per anni facendo buon viso a cattivo gioco perché il compito che gli è stato affidato è quello di rappresentare e difendere l’istituzione Senato. E spesso, come ha ricordato lui stesso in Aula rispondendo al M5S, “è più difficile restare che andare via”. Ma ora la misura è colma e il presidente di Palazzo Madama, nel giorno in cui passa al Senato in via definitiva il “Rosatellum” e Denis Verdini entra ufficialmente nella maggioranza, prende le distanze da un partito con il quale non si trova più in sintonia e del quale non condivide più né metodi usati, né contenuti, e lascia il gruppo del Pd.

A norma di regolamento sarà iscritto al gruppo Misto, quello presieduto da Loredana De Petris che immediatamente gli dà “il benvenuto”. Con il suo gesto, Grasso crea un precedente clamoroso, come osserva anche Alessandro Di Battista (M5S), perché nella storia repubblicana non si era mai visto un presidente del Senato lasciare il gruppo di appartenenza a fine legislatura.

(articolo ansa)