Luigi De Magistris è al capolinea?

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De Magistris:

Approvato il bilancio comunale consolidato. Il primo cittadino si salva con il suo stesso voto in Consiglio comunale. La maggioranza “è appesa ad un filo”.

La maggioranza del sindaco Luigi de Magistris è in bilico. Il primo cittadino si salva con il suo stesso voto in Consiglio comunale. E’ lui con la sua presenza a garantire il numero legale in aula per l’approvazione del bilancio consolidato. A mettere il dito nella piaga l’opposizione che ha lasciato l’aula. Il bilancio consolidato è stato approvato con 21 voti. La maggioranza “è appesa ad un filo”. Al momento di votare hanno abbandonato l’aula i consiglieri del Pd, dei 5 Stelle e del centrodestra. De Magistris ha fatto il bis con il pienone di voti. Da allora il suo consenso è crollato e la maggioranza si è assottigliata. Ma c’è di più.

Gli arancioni adesso vogliono farlo nero. «Giggino traditore», «de Magistris bluff», «rivoluzionario del Vomero» (il quartiere borghese del capoluogo) e tanto altro viaggia nelle chat e nei gruppi più o meno segreti dei centri sociali che hanno deciso di dichiarare guerra al primo cittadino di Napoli. Nel giro di 48 ore l’accerchiamento è stato completato col battesimo dei due maxi-contenitori di sigle e associazioni che, come effetto iniziale, hanno svuotato il partitino personale del sindaco, «deMa». (come riportato da Il Giornale) Da un lato c’è «Ndo, Napoli direzione opposta» che raccoglie l’ala più arrabbiata dei movimenti, quella che racchiude i disoccupati organizzati e i senzatetto del centro storico; dall’altro «Partenope ribelle» che, pur mantenendo una linea di comunicazione coi piani alti di Palazzo San Giacomo, si è messa in testa di conquistare al prossimo giro elettorale la fascia tricolore esautorando i possibili «delfini» che nutrivano velleità sindacali per successione dinastica: a cominciare dal fratello Claudio, che appare però sempre più defilato, per finire con l’assessora «lady like» Alessandra Clemente, nipote del giornalista Sandro Ruotolo, passando per il vicesindaco Raffaele Del Giudice, ex presidente di Legambiente Campania e «volto buono» della rivoluzione arancione. Il candidato in pectore di «Partenope ribelle» dovrebbe essere Ivo Poggiani, presidente della III Municipalità e leader di «Insurgencia», ex braccio ideologico e operativo di de Magistris nel variegato mondo del sottoproletariato urbano. Ma i colpi di scena sono all’ordine del giorno nella libera repubblica arancione. «Ndo» e «Partenope ribelle» azzannano alla giugulare nel momento più difficile per Giggino alle prese con la crisi dei trasporti in città (l’Anm è tecnicamente fallita e in circolazione ci sono appena 280 bus rispetto ai mille del 2010, e bisognerà licenziare 180 dipendenti) e con una voragine finanziaria che sfiora i tre miliardi e mezzo di euro. Nel parere al bilancio consolidato del 2016, i revisori dei conti hanno addirittura denunciato l’impossibilità di conoscere l’esatta entità delle partite di debito e di credito tra l’amministrazione comunale e le società partecipate. Sia «Ndo» che «Partenope ribelle» contano tra le loro fila consiglieri comunali eletti nella lista «deMa», nel primo ritroviamo Laura Bismuto e Luigi Felaco mentre nel secondo Eleonora de Majo, Rosario Andreozzi e Pietro Rinaldi, il che significa che da un momento all’altro Giggino potrebbe trovarsi senza più una maggioranza considerando che il primo Bilancio consolidato del Comune di Napoli è passato ieri in Aula con 21 voti compreso quello del Sindaco, il numero minimo per poter reggere una maggioranza. Il Sindaco si sta avviando al Capolinea?