Regione Campania: inviata la sanatoria per le case occupate

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La bozza di regolamento per l’edilizia pubblica inviata dalla Regione ai sindacati, è una sanatoria degli occupanti abusivi delle case degli enti pubblici, la quinta per la Campania.

La Regione Campania ha inviato ai sindacati la bozza relativa alla sanatoria delle case occupate. Come riporta l’articolo del Mattino, l’obiettivo è quello di regolarizzare e ricominciare con una corretta gestione del patrimonio concedendo contemporaneamente un alloggio a chi è stato spinto «dal bisogno» ad occupare illegalmente.

Più o meno lo stesso traguardo che si intendeva tagliare con le norme del 1997, 2000, 2009 e 2013. Il risultato, purtroppo, è stato finora catastrofico: in moltissimi quartieri le case dei Comuni e si occupano sfondando un uscio o si comprano dagli ex assegnatari o dall’Immobiliare Camorra che spesso si propone come mediatrice. Tanto poi arriva la prossima legge e l’abuso magicamente diventa legale. E non solo: le pene previste dalle passate sanatorie per chi cedeva illegalmente il tetto non sono mai state applicate dagli enti locali.

La norma, però, prevede delle precise restrizioni. Il comma 2 dell’articolo 39 del regolamento (se verrà approvato, naturalmente) prevede, infatti che il nucleo familiare, per ottenere l’alloggio, debba avere gli stessi requisiti previsti per l’assegnazione. E inoltre: «Occupare l’alloggio da almeno tre anni dalla data di entrata in vigore del regolamento; trovarsi in condizioni di particolare disagio socio-economico e di necessità accertato dai servizi sociali del Comune in cui ricade l’alloggio occupato; di non aver sottratto il godimento ad altro assegnatario mediante reato di violazione di domicilio o altro reato assimilato; non avere condanne penali per reati di criminalità organizzata con vincolo associativo collegati alla sussistenza di violazioni gravi, così come disciplinati dal codice penale; impegnarsi al pagamento di tutti i canoni ed i servizi maturati dalla data di occupazione, così come determinati all’articolo 26».

Si escludono, quindi i camorristi e i loro familiari dalla possibilità di regolarizzazione. In verità norme analoghe erano previste anche dalla sanatoria del 2013, ma sono servite a ben poco: le rivelazioni dei pentiti, infatti, avevano chiarito che spesso la criminalità organizzata utilizza le case degli enti pubblici come covi. Il legislatore cercò di arginare la tragedia, ma non sembra che l’obiettivo sia stato raggiunto.