Napoli, scoperti falsi invalidi. Maxi truffa all’Inps per 9 ml di euro

0
807

Stamattina i militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Napoli hanno smantellato un’organizzazione che aveva studiato un sistema di false documentazioni per ottenere la pensione d’invalidità a beneficio di vari soggetti pur non avendo i requisiti previsti dalla legge. Una maxi truffa ai danni dell’Inps del valore di 9 milioni di euro che ha visto coinvolte 33 persone, alle quali è stato emessa un’ordinanza di custodia cautelare (domiciliare) e sono stati notificati avvisi di garanzia nei confronti di 53 soggetti.

In particolare, le indagini coordinate dalla ODA di Napoli, hanno scoperto un complesso sistema fraudolento, organizzato da esponenti del clan Mallardo (egemone nel territorio di Giugliano in Campania, ma attivo anche nel centro cittadino) che, ormai da molti anni, ha consentito a centinaia di soggetti di ottenere indebitamente pensioni di invalidità e/o di accompagnamento, istruendo le pratiche con documentazione falsa.

Infatti dagli accertamenti è risultato che tutta la documentazione richiesta per presentare pratiche all’Inps era falsa anche con la connivenza di tre funzionari del Comune di Giugliano, collegati con esponenti del clan. In tutto coinvolte 86 persone che, oltre a non essere affetti dalle gravi patologie certificate, non erano mai stati sottoposti ad alcuna visita medica propedeutica al riconoscimento dei benefici economici da parte delle competenti commissioni mediche.

Il sistema utilizzato costituiva uno dei metodi utilizzati dall’organizzazione criminale per “retribuire” alcune famiglie degli affiliati, alle quali pervenivano, come stipendio (le cosiddette “mesate”). Nello stesso tempo, riuscivano a far percepire la pensione anche a soggetti non appartenenti al clan,  per crearsi  un vasto consenso popolare da sfruttare per ottenere un significativo ritorno economico, visto che i diversi beneficiari, quale contropartita del vantaggio ottenuto, provvedevano a riscuotere solo l’assegno mensile, mentre le somme spettanti a titolo di arretrati (interessi compresi) venivano lasciate nella “disponibilità” dell’organizzazione. Parte delle somme sono state recuperate dalla polizia giudiziaria che ha anche sequestrato i beni nella disponibilità degli indagati nella misura corrispondente agli importi maturati nel tempo da ciascun beneficiario, il tutto pari ad oltre 9 milioni di euro.