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Napoli: la famiglia di Luigi Di Sarno chiede giustizia ad un anno dalla morte per botulino

Caso Luigi Di Sarno: la famiglia di Napoli chiede giustizia dopo la morte per botulino scambiato dai medici per uno stato di ubriachezza.

Continua a fare discutere la drammatica vicenda di Luigi Di Sarno, il cinquantaduenne originario di Napoli deceduto un anno fa a causa di una gravissima intossicazione da tossina botulinica, contratta verosimilmente dopo aver consumato un panino durante una vacanza sulle coste calabresi.

A dodici mesi dal tragico evento, i legali che assistono i familiari della vittima tornano a sollecitare la Procura per fare piena luce sui presunti errori diagnostici e sui ritardi nei soccorsi che avrebbero compromesso in modo irreversibile lo stato di salute dell’uomo, lasciando la comunità di Napoli e i suoi cari in attesa di risposte chiare.

La denuncia dei legali e i sintomi scambiati per stato d’ebbrezza

I dettagli dell’intricata vicenda giudiziaria e le denunce dei difensori sono stati diffusi dall’agenzia di stampa ANSA. Come riportato dall’ANSA, la difesa della famiglia Di Sarno sostiene che le precarie condizioni del cinquantaduenne partenopeo — manifestatesi con difficoltà respiratorie, problemi di deglutizione e parziale paralisi oculare — siano state clamorosamente sottovalutate dal personale sanitario del presidio ospedaliero di Belvedere Marittimo, dove l’uomo era stato condotto.

I medici avrebbero infatti liquidato il quadro clinico attribuendolo a un’intossicazione alcolica o a uno stato di alterazione psicologica, raccomandando persino una consulenza specialistica in ambito psichiatrico anziché somministrare tempestivamente il trattamento idoneo.

Prove audio e testimonianze per smascherare i referti

A smentire la ricostruzione iniziale dell’ospedale figurerebbero una serie di registrazioni vocali inviate dallo stesso paziente nelle sue ultime ore di vita, unitamente al racconto dettagliato fornito da un amico che lo accompagnava quella sera. I legali della famiglia di Napoli hanno chiesto che la Procura acquisisca formalmente ed esamini con urgenza tutte queste testimonianze per accertare le responsabilità individuali. I difensori ribadiscono con fermezza che non si possa accettare una perdita di vite umane causata da una mancata individuazione dei sintomi chiaramente riconducibili al botulismo.

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