La distanza tra l’uomo ed il campione

333
La distanza tra l’uomo ed il campione

Cristiano Ronaldo: dalla sceneggiata al San Paolo per il colpo “non” subìto da Meret allo squallido festeggiamento verso i tifosi dell’Atletico Madrid. Per essere un Uomo non basta essere campioni su un campo di calcio.

Solo una multa dalla Commissione disciplinare dell’UEFA per Cristiano Ronaldo dopo il gestaccio contro i tifosi dell’Atletico Madrid: la squallida performance del campionissimo è stata così archiviata. Ventimila euro di multa.

Credo, sinceramente, che o multa o squalifica, il misero gesto lascia pochissimo spazio alle giustificazioni e qualifica l’uomo Ronaldo (o chiunque l’avesse comunque commesso al posto suo)  in maniera molto netta e nitida.

Ci vogliono i piedi per diventare un re nel mondo del pallone ma ci vuole la testa ed il rispetto verso gli altri per essere chiamato anche Uomo.

In poco più di una settimana Ronaldo ha commesso due errori clamorosi che, nel caso della qualificazione contro l’Atletico, denota una mancanza di rispetto totale nei confronti dei suoi avversari che, seppur tifosi, sono il suo pubblico.  Pubblico avversario, ripeto, ma pur sempre pubblico pagante che lo “aiuta” ed essere un re nel mondo del calcio.

L’altro caso? Stadio San Paolo: Napoli Juventus. Ronaldo si invola verso la porta aiutato da uno scellerato retropassaggio di Malcuit verso Meret. Il giovane portiere si lancia verso Ronaldo ed alza la gamba per prendere il pallone senza colpirlo e, soprattutto senza colpire Ronaldo.

Il “campionissimo”, uomo che guadagna trenta milioni di euro all’anno, che ha vinto tutto, che aveva nei confronti del Napoli “appena appena” 13 punti di vantaggio, pensa bene di lasciarsi cadere a terra mantenendosi  una gamba che non era stata minimamente colpita e lasciando l’arbitro cadere in questo equivoco.

Dove finisce il campione e dove inizia l’uomo?

Nella vita ci possono essere momenti importanti, momenti in cui un tuo gesto o una tua azione può valere quanto dieci titoli. Può essere un esempio e rimanere leggenda.

Torno indietro e riavvolgo il nastro immaginando di trovare oltre al campione anche l’Uomo.

Ronaldo cade; vede l’arbitro estrarre il cartellino rosso nei confronti di Meret; vede il giovane portiere giustificarsi con rispetto ed umiltà nei confronti di chi stava commettendo un errore.

Ecco il momento dell’Uomo: l’uomo si sarebbe rialzato, sarebbe andato dall’arbitro e gli avrebbe detto che Meret, non lo aveva toccato e che il provvedimento era decisamente esagerato. Questo avrebbe fatto l’Uomo!

C’è poco da immaginare su cosa sarebbe successo dopo: l’arbitro avrebbe cambiato il cartellino rosso in giallo e le cinquantamila persone sullo stadio (e gli svariati milioni davanti alla televisione) si sarebbero alzati in piedi ad applaudire il campione, l’Uomo  Cristiano Ronaldo.

Tutti in piedi… tutti davanti all’esempio, davanti al campione che non ci sta a vincere con gli aiutini o portando in errore gli arbitri… Tutti in piedi!!!

Forse la partita sarebbe finita in parità, forse i punti di vantaggio sarebbero rimasti tali ma la grande occasione per poter regalare a questo sport che ti ha dato gioie, soldi, ricchezza e fama,un grande gesto di rispetto, l’hai persa alla grande, caro Cristiano…

Lo scudetto lo scriverai nel tuo palmares e si perderà tra i tanti ma l’occasione per dire “grazie” al mondo del calcio dimostrando rispetto per quel prato verde che ti ha fatto diventare un campione ed un idolo per i bambini, ripeto, l’hai persa alla grande…

La distanza tra un uomo ed il campione può risiedere nelle sue capacità e nel “dono” ricevuto di saper usare i piedi  ma la distanza tra il campione e l’Uomo (quello con la U maiuscola) non si può ottenere con gli allenamenti o con il sudore: quella dipende dai tuoi valori, dal rispetto che hai degli avversari e dall’amore che provi verso ciò che fai (in questo caso lo sport e le sue regole nelle sue accezioni più enciclopediche).

Due gesti, due bruttissimi gesti che hanno allontanato il campione dall’Uomo.

Peccato Cristiano, davvero peccato: questo sport non aveva bisogno di un altro trofeo per chiamarti campione ma aveva bisogno che un suo campione dimostrasse di essere un Uomo, come pochi,  con la U maiuscola…