Calcio Napoli, Sarri ed il ruolo che spetta solo al pubblico

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Calcio Napoli, Sarri ed il ruolo che spetta solo al pubblico

Dopo Higuain, un’altra bandiera potrebbe essere ammainata tra delusione e incredulità. Peccato non rendersi conto che Napoli può essere difesa solo dal popolo napoletano e non da “re” di passaggio.

Sapete qual’è la verità? Se allo stadio si cantasse o’ surdato nnammurato, funiculì funiculà, la tarantella o qualunque cosa che ci appartiene e che da sempre ci fa essere un popolo, allora non avremmo bisogno neppure di parlare di Sarri o chiunque altro.

La telenovela Sarri Juve sì, Sarri Juve no è, ormai, il principale argomento del tifoso partenopeo. Qualcuno dirà: “giustamente!” pronto all’ennesimo tradimento in salsa bianconera e pronto ad ammainare un’altra bandiera. Qualcuno ha già trasformato il termine “Sarrismo, gioia e rivoluzione” in “Sarrismo, gioia e prostituzione”.

Qualche altro, invece, cerca di autoconvincersi che il trasferimento di Sarri sia solo frutto di una  “normale” scelta professionale.

Ai calciatori del Calcio Napoli, negli ultimi giorni, non viene chiesto cosa si aspettano dalla prossima stagione ma solo se sono dispiaciuti di un eventuale passaggio del loro ex allenatore alla Juventus.

E’ come se la bandiera di Napoli e del Napoli, ancora una volta, non fosse in mano ai tifosi, al popolo partenopeo ma al personaggio di turno. Higuain, Sarri e chissà quanti altri in futuro.

Il napoletano è così: ama trovare un suo Re, un uomo che “difenda la città” al posto suo, come se fosse dovuto mentre è pronto ad offendere e sminuire il lavoro di chi per Napoli o per il Calcio Napoli lavora e combatte. Così le critiche ad Insigne, le non troppo velate affermazioni sulla “pensione” di Ancelotti a Napoli (che poi Ancelotti ha gli stessi anni di Sarri ma sembra che nessuno lo sappia); le sempre graffianti critiche al presidente De Laurentiis che, sordo e tenace, va avanti per la sua strada mantenendo il Calcio Napoli solidissimo in Champions e senza stare sotto la scure del fair play finanziario dal quale l’Inter è uscita quest’anno dopo almeno cinque anni di sofferenze e col quale Milan e Roma stanno facendo i conti.

Non chiedo al pubblico di amare chi non vogliono amare e non chiedo di far diventare “bandiere” chi, probabilmente lo sarà col passare degli anni e della storia (vedi Hamsik). Chiedo, però, di non aspettarsi un altro Maradona, unico Uomo che con un assegno in mano di Agnelli, rifiutò la maglia bianconera per “rispetto” del popolo partenopeo: un altro Diego, probabilmente non ci sarà più ed è proprio questo che lo rende non una bandiera ma una leggenda tale da chiedersi se è davvero mai esistito…

Al pubblico partenopeo chiedo, invece, di riappropriarsi della propria identità e della propria storia diventando protagonista allo stadio e fuori. Basta con l’aspettare il “re” di turno, basta con il far diventare idoli personaggi che sono pronti a dichiarazioni di amore e a cantare sotto la curva per poi, in nome del dio danaro o di presunte scelte professionali passare ad altre squadre o, addirittura a “quella” squadra.

Se solo il San Paolo diventasse una “cartolina” di Napoli porterei mio figlio tutte le domeniche perchè sarebbe un divertimento assicurato ed un modo per fargli capire cosa significa essere napoletani.

Ma ve lo immaginate il San Paolo che canta e balla, come ho già detto all’inizio, o’ surdato nnammurato, funiculì funiculà o la tarantella? Quale popolo o città, in Europa, potrebbe essere alla pari di tanta bellezza e musicalità? Quale popolo ha tante canzoni così belle nella propria lingua?

Altro che Anfield, altro che Liverpool: riprendiamoci la nostra identità ed andiamo allo stadio per cantarla e sbandierarla in faccia a tutto il mondo. Il Napoli e Napoli hanno bisogno dei suoi cittadini, della sua storia e di nessun “re” o “eroe”.

Per una volta, una sola volta nella nostra storia, non affidiamo le nostre bandiere ad altri, non facciamo in modo da poter essere traditi: diventiamo protagonisti, facciamo capire cosa significa Napoli ed essere napoletani.

Ma chi ha deciso che “ o’ surdato nnammurato” non può essere più cantato? Una piccola frangia di tifosi? E noi restiamo zitti così come subiamo le porcherie della camorra o di una Stato inesistente?

Siamo così unici, siamo così pieni di storia e cultura: perché non portarla allo stadio?

Sono convinto che i Sarri o gli Higuain passerebbero inosservati per il semplice fatto che i protagonisti in Champions come in serie B saremmo sempre noi.

Ed allora cari tifosi, riprendiamoci le nostre bandiere, difendiamo davvero la nostra città e non permettiamo mai più a nessuno di prendere il posto che spetta solo al pubblico ed alla storia di Napoli.

Applaudiamo chi veste e vestirà la nostra maglia ma… applaudiamoci prima di tutto NOI perché se non lo facciamo, diventeremo (e già lo siamo purtroppo) uguali a tutti gli altri… Ed è un peccato perché non lo siamo…