Calcio Napoli: le polemiche, il vero nemico da combattere

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Calcio Napoli: le polemiche, il vero nemico da combattere

Stadio San Paolo, campagna acquisti, Ancelotti, ruolo di regista ed ora l’intervista a Sarri: non si fermano mai le polemiche attorno al Calcio Napoli. Perché?

 

Neanche il tempo di spegnere le polemiche (giuste) sul “caro-biglietti” ed ecco che esce l’intervista a Sarri che attacca “velatamente” il presidente ed afferma che Higuain è andato via per colpa di De Laurentiis. Poteva essere una sensazione ma si ha sempre più la certezza  che i tifosi (i quali, comunque, alimentano le polemiche sui social) stiano cadendo nella trappola di chi non vuole il Napoli ai vertici.

Parto dall’ultima intervista a Sarri. Si riaccenderanno le polemiche al Presidente De Laurentiis, sicuramente.  Possibile che in pochi si ricordino che fu lo stesso Sarri a non rispondere alle pressioni del Presidente? E cosa avrebbe dovuto fare De Laurentiis? Aspettare che il suo allenatore, semmai, andasse via ritrovandosi senza una guida? Parliamoci chiaro: Sarri voleva andare al Chelsea: si sapeva da mesi!

Altro aspetto della vicenda: Sarri, giustamente, faceva giocare sempre gli stessi ed i risultati (in campionato) gli hanno dato ragione, ma non possiamo dimenticare che Mertens, Hamsik, Callejon, Albiol hanno superato i 30 anni e, giocoforza, potrebbero entrare in una fase discendente della loro carriera. Avrebbero potuto giocare altri tre o quattro anni sugli stessi livelli? Oppure era il caso di cambiare per assicurare al Napoli una continuità di risultati e semmai riprovare (non quest’anno) la corsa allo scudetto? Un imprenditore non deve guardare solo ai risultati giornalieri ma deve necessariamente programmare il futuro nella speranza che le sue scelte siano esatte. E fino ad oggi non possiamo non affermare che De Laurentiis ha sempre migliorato la squadra anno dopo anno.

Secondo punto: le critiche ad Ancelotti.

 Parto dai dati. Sarri iniziò con 2 punti in tre partite mentre Ancelotti già ne ha 6 pur avendo incontrato Lazio, Milan e Sampdoria (Sarri se la vide col Sassuolo, con la Sampdoria in casa e con l’Empoli). Un nuovo allenatore deve prima di tutto capire chi ha a disposizione, valutare non solo l’impegno in allenamento ma anche la resa sportiva sul campo. Non sarà la prima ed ultima volta che vedremo formazioni a dir poco “fantasiose”: Rog, Fabian Ruiz, Ounas, Younes, Verdi, Diawara, Malcuit e Maksimovic così come i tre portieri, devono dimostrare di meritare il posto in squadra e nel progetto Napoli e solo facendoli giocare si potrà capire il loro ruolo. Oppure pensate che Ancelotti sia impazzito e tutti noi ne capiamo di calcio più di lui? Personalmente sono convinto che questo sia, per il mister, un anno di “lancio”, di studio e di programmazione: se non si deve avere fiducia in Ancellotti, allora, ditemi voi, chi, dopo Sarri, avrebbe potuto sedere sulla panchina del Calcio Napoli?

La “querelle” sul ruolo di regista rientra in quest’ottica. Si provano Hamsik e Diawara: se nessuno dovesse andare bene, si comprerà un regista nelle prossime sessioni di mercato.

Non sento polemiche invece su Dybala in panchina, su Marchisio buttato fuori dalla squadra, su Sczezny che prende più gol di Buffon, sul non gioco della Juve nonostante una “rosa” fenomenale. Strano: dovrebbero fare questo i tifosi del Napoli…

Terzo punto: stadio San Paolo

 Fatiscente, lasciato a se stesso, senza interventi strutturali nonostante le imminenti Universiadi, è diventato il teatro di scontro tra il Comune ed il Presidente. Non entro in questioni giuridiche ma vorrei indirizzare il problema sui dati. In tutta Europa le maggiori squadre di club hanno lo stadio di proprietà oppure giocano in strutture all’avanguardia. In Italia no! Solo la Juventus ha avuto la fortuna (chiamiamola così) di ricevere dalla Regione e dal Comune di Torino i lasciapassare e le facilitazioni per poterne costruire uno suo. E gli altri ? Come mai Inter, Milan, Roma, Napoli pur essendo tra le 40 squadre più ricche o economicamente sane in Europa, non ce l’hanno? Semplice: le istituzioni, Governo in primis, non hanno mai avallato le richieste dei club e del calcio, lasciando una delle industrie più floride del Paese, arretrare fino al punto di non vedere la Nazionale ai Mondiali. Ma cosa si pretende da uno sport che non viene messo in condizione di “produrre”? Senza campi di allenamento e strutture per le giovanili all’altezza, senza stadi di proprietà, su cosa dovrebbero investire?

Ecco perché, credo, che i tifosi del Calcio Napoli debbano stare più attenti nelle loro analisi oppure dovrebbero lanciare i loro “strali” contro un sistema che, sembra, non voglia il Napoli ai vertici del calcio italiano.

Perché le polemiche invece che su ADL o su Ancelotti non vanno sul VAR, sulla decisione di annullare il gol di Milik, sul rigore mancato per fallo di mano di Tonelli, sulle espulsioni mancate ai giocatori della Juventus pur essendo entrati in scivolata a gamba tesa?

Abbiamo una grande capacità di farci del male noi napoletani: critichiamo chi fa bene ed ottiene risultati e speriamo che possa venire qualcosa o qualcuno migliore. Nel calcio come nella politica o nella vita sociale, non si guarda mai nella propria casa cercando di apprezzarne il contenuto o di migliorarla ma solo nelle case degli altri… sperando che la “fortuna” prima o poi tocchi a noi. Da quel poco che ho capito, la Vita non funziona così: bisogna impegnarsi, essere UNITI, lottare per ciò che si ama e non sperare sempre in qualcosa di migliore che debba venire “dall’alto” perché nessuno ci aiuta, perché Napoli è una colonia dal 1861, perché agli spagnoli preferivamo i francesi ed ai francesi, una volta arrivati, gli spagnoli; perché i Borbone “nun erano bbuon” ed era meglio il Regno d’Italia che si rubò i soldi del Banco di Napoli e ci piemontizzò senza pietà; perché, ora, è meglio l’Italia dell’Europa delle banche, dei finanzieri  e dei  migranti, senza vedere che il 90% delle opere (vedi Metropolitana) nel Meridione sono fatte con soldi della comunità e non certo dai “fratelli d’Italia”.

Ed allora, forse, è arrivato il momento di unire le forze, di smettere con le polemiche e di rimandare al mittente qualunque post o articolo che tende a minare ciò che il Calcio Napoli sta cercando di costruire.

E se poi il Presidente non è simpatico o parla a sproposito, proviamo a farglielo capire in modo pacifico piuttosto che alimentare le polemiche di chi vuole il nostro male: siamo rimasti solo noi, nel Sud, nel calcio. Perché noi meridionali “dobbiamo” essere i loro clienti, tifosi delle loro squadre. Realtà come Palermo e Bari dovrebbero essere fisse in serie A; realtà come Lecce e Catania (che avevano fatto del settore giovanile il proprio fiore all’occhiello) sono state umiliate da retrocessioni pesantissime comandate dalla giustizia sportiva… mentre chi aveva dopato i giocatori, regalato Rolex agli arbitri, pilotato i campionati ed è stato PRESCRITTO per altri reati, ha avuto appena una retrocessione in B con appena 10 punti di penalizzazione: ridicolo! In altre nazioni questi illeciti sono stati puniti con la radiazione.

Ma siamo in Italia…

Forse ho parlato più da tifoso che da giornalista: pazienza! Il cuore, a volte, non vuole sentire ragioni…