Pallanuoto. Antonella Di Giacinto: “Setterosa può fare di più”

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Pallanuoto. Antonella Di Giacinto, pilastro negli anni 90′ del Setterosa. Due ori e un bronzo europei, un oro e un bronzo mondiale, commenta i Mondiali di Budapest 2017.

di Francesco Grillone – «Ho sempre tifato Italia e lo farò sempre, mi emoziono quando vince il Setterosa, per forza di cose sto male quando non è sul podio». È la dichiarazione d’amore di Antonella Di Giacinto, negli anni ’90 pilastro di quella squadra guidata da Pierluigi Formiconi che ha mietuto successi per oltre 10 anni. Due ori e un bronzo europei, un oro e un bronzo mondiale nel suo palmares con la calottina azzurra, una voce autorevole che ci dice la sua sulla rassegna di Budapest.

setterosa antonella di giacintoChe Setterosa ha visto?
La squadra è formata da ragazze in gamba e di valore nonostante il ricambio generazionale, hanno davvero grandi margini di crescita. Quella che è venuto a mancare è stata la guida che dava fino all’anno scorso Tania Di Mario e che per forza di cose ora non c’è, almeno nell’immediato. Probabilmente il CT non ha ancora trovato alternative al gioco, lei si faceva sentire come e più di un allenatore in vasca.

La sconfitta con l’Ungheria?
Contro l’Ungheria ho visto una squadra con poche idee, senza un filo conduttore. In difesa la “zona M”, è stata aperta una volta con un taglio abbastanza classico dalle ungheresi che poi con un paio di passaggi hanno trovato il gol, in un’altra occasione addirittura abbiamo preso gol dal centro con lo stesso schema difensivo, impensabile.

Le azzurre hanno avuto difficoltà a trovare la porta difesa dalla Gangl
In avanti la Bianconi e la Garibotti hanno un tiro formidabile e sono riuscite a uomini pari a mantenere la squadra in piedi anche senza costruire gioco, ma l’Ungheria le teneva lontane dalla porta costantemente rendendo la manovra e la ricerca della superiorità un’impresa davvero ardua. Ma tutto comincia dalle ripartenze, dalla zona M non riuscivamo a portare una controfuga con vantaggio numerico, cosa che normalmente può succedere. Magari si doveva cercare un’alternativa, passare al pressing sul finire dei 30 secondi per cercare di recuperare palla.

Il nostro centro pur lottando come un leone, non ha trovato sbocchi, penalizzata anche dalla mancanza di un cambio di ruolo
Anche i centri hanno sofferto, il ruolo dipende più di ogni altro da come gira la squadra. Il centroboa non è una macchina, non può lottare di continuo ma deve sapere quando è il momento di dare il massimo durante l’azione perché la squadra sta preparando il passaggio buono per la sua giocata. Stesso dicasi in difesa, se vuoi tenere fresca una giocatrice che deve dare l’anima al centro dell’attacco, quando copre le devi lasciare compiti marginali e far si che le compagne l’aiutino. È tutto un meccanismo in cui gli ingranaggi devono sapere cosa fare altrimenti diventa solo uno spreco di energie. A maggior ragione quando uno dei due centri è infortunato come nel caso dell’Italia durante il torneo, capita purtroppo,  bisogna cercare delle alternative. Io non ne ho viste. Ma, ripeto, è una squadra che può e deve crescere tanto.

Come ha visto gli USA? Oro meritato?
Oro USA meritato, la squadra è molto avanti rispetto alle avversarie, le giocatrici sono molto forti fisicamente, alcune quasi sembrano uomini. Anche la Spagna mi è piaciuta tanto, molto giovane con alcune ragazze del ’98 che hanno almeno 10 anni davanti per fare bene in nazionale. Grintose anche se ancora acerbe fisicamente, il quarto tempo per loro era una sofferenza ma la grinta che ci mettevano era esemplare. In questi casi è l’allenatore a fare la differenza riuscendo a dare gli input giusti per far giocare la squadra in maniera efficace, hanno fatto un miracolo ad arrivare in finale. Ma devo anche dire che l’Italia avrebbe potuto batterle per le potenzialità che possiede.