Napoli: arrestati tre poliziotti della Questura con l’accusa di estorsione aggravata su strada, violazione del segreto d’ufficio e accesso abusivo alle banche dati.
Le istituzioni campane affrontano una delicata indagine interna che coinvolge tre esponenti delle forze dell’ordine. La Polizia di Stato ha dato esecuzione oggi a un’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli dietro formale richiesta avanzata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA).
I tre agenti destinatari del provvedimento giudiziario, tutti effettivi presso gli uffici della locale Questura, dovranno rispondere a vario titolo dei reati di concorso in estorsione aggravata, divulgazione di informazioni coperte da segreto d’ufficio e incursione informatica non autorizzata all’interno di archivi telematici protetti.
I controlli stradali e il sequestro illecito di denaro
La complessa attività investigativa è stata capillarmente descritta all’interno di un lancio d’agenzia curato dall’Ansa. In base a quanto riportato dall’Ansa, le condotte illecite contestate dalla magistratura inquirente sarebbero state consumate nel territorio comunale di Napoli nel mese di settembre dello scorso anno.
Gli approfondimenti condotti sul campo dagli investigatori del Servizio Centrale Operativo (S.C.O.) e dai colleghi della Squadra Mobile partenopea hanno permesso di ricostruire una specifica dinamica criminosa: i tre poliziotti indagati avrebbero fermato un automobilista per un accertamento stradale di routine e, ricorrendo a pesanti minacce, si sarebbero impossessati in modo illecito di un cospicuo ammontare di denaro in contanti che la vittima custodiva all’interno del veicolo.
L’uso illecito dei sistemi informatici e le fughe di notizie
Gli elementi probatori emersi nel corso dell’inchiesta a Napoli non si fermano alla sola sottrazione di denaro. Le successive verifiche tecniche effettuate sui registri elettronici hanno infatti svelato che i tre dipendenti pubblici usavano regolarmente le banche dati interforze del ministero — a cui avevano legittimo accesso esclusivamente per finalità legate ai loro compiti istituzionali — per scopi personali del tutto estranei alle loro mansioni.
Gli accertamenti della Procura hanno evidenziato che, in almeno una circostanza, le informazioni riservate ottenute attraverso queste consultazioni illecite sono state successivamente riferite a soggetti terzi, determinando una grave violazione del segreto d’ufficio su indagini ancora in pieno svolgimento.
