Minori adescati sul web e violentati. Come proteggere i nostri figli?

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Chatta con un ragazzo su Facebook e accetta un incontro. L’appuntamento si trasforma in orrore. L’adescamento in chat dei minori, un fenomeno in crescita.

di Chantal Collaro – E’ una brutta notizia di cronaca di violenza su minori. Una  14enne  a conosciuto il suo aggressore, Mario Seferovic, un nomade bosniaco di 21 anni, su Facebook. Dopo aver chattato a lungo con lei, Mario riesce a conquistare la fiducia della ragazzina e ad ottenere un appuntamento. E’ maggio scorso. La 14enne va all’incontro con una sua amica, anche lei di 14 anni. Anche Mario viene accompagnato, è con Maikon Bilomante Halilovic, 20 anni. I due ragazzi vivono nel campo nomadi di via Salone a Roma. Subito, i due costringono con delle minacce verbali, le ragazzine a seguirli in una zone isolata della capitale, in via Collatina, dove ci sono alcune industrie. Il 20enne le ammanetta ad una ringhiera in modo che non possano scappare mentre lìamico Mario le violenta entrambe con una ferocità inconsueta. Solo un mese dopo, le piccole vittime hanno avuto il coraggio di parlare. I carabinieri, al termine di un’indagine, hanno arrestato nella notte tra giovedì e venerdì scorso Seferovic mentre si trovava nel campo di Salone. Halilovic invece è stato arrestato a Tor Sapienza, un quartiere vicino. Sono tutti e due stati accusati di violenza sessuale di gruppo continuata e sequestro di persona continuato in concorso.

Una vicenda agghiacciante che purtroppo punta il riflettore su un fenomeno preoccupante e in crescita: l’adescamento in chat dei minori detto anche grooming. Secondo i dati di Save the Children, 1 adolescente su 3 dà il numero di cellulare a persone conosciute in rete. L’Ecpat (End Child Prostitution, Pornography and Trafficking) ha segnalato, dopo un’indagine condotta su 131 scolari di 13 anni, che il 90% ha aperto un profilo Facebook prima del limite minimo di 13 anni imposto dal social network e che alcuni minori hanno più di 1200 “amici”. L’80% pubblica almeno una foto al giorno e il 60% ha ricevuto richieste o commenti a sfondo sessuale. Dato più allarmante ancora: il 90% di loro, in caso di pericolo online, non ne parlano coi genitori per paura della loro reazione.

Allora cosa possiamo fare per proteggere i propri figli su internet quando la maggioranza di loro ricevano il loro primo smartphone a 11 anni e mezzo? Esistono degli strumenti di controllo e di filtro automatico dei contenuti che consentono ai genitori di “spiare” l’attività online dei figli e di impedire che i bambini accedono a determinati tipi di siti. Sono facili da usare, poco costosi addirittura gratuiti. Permettono di stabilire anche un limite di tempo giornaliero per la navigazione, un limite di orario, un filtro rispetto ai siti visitabili e di controllare i siti che sono stati visitati. Per maggiore serenità, i genitori possono configurare il computer in modo che abbia più “utenze“, una per ogni componente della famiglia con la propria password. Questo si può fare sia con Windows, sia con il Mac. Entrambi i sistemi operativi hanno una funzionalità di controllo genitori, il “parental control“. Non basta però un filtro o un controllo a posteriori per garantire sicurezza: è indispensabile il rapporto continuo genitori-figli con un dialogo aperto sui pericoli che si possono riscontrare in rete. Il dialogo è indispensabile per fare acquisire al minore un’autonomia di discernimento.

La Polizia Postale e delle Comunicazioni ha partecipato alla stesura di un Codice di autoregolamentazione “Internet@Minori”, al fine di aiutare i genitori: http://www.interlex.it/testi/pdf/internet_minori.pdf

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