Minime da 780 euro e quota 100: le novità della manovra per le pensioni

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Minime da 780 euro e quota 100: le novità della manovra per le pensioni

Pensioni, reddito di cittadinanza, spending review e altro ancora nella nota di aggiornamento del Def diffusa dal Mef, in cui viene ufficializzata l’accelerazione dei tempi di pensionamento dei lavoratori italiani.

Legge Fornero addio, per le pensioni arriva quota 100. E ancora: reddito di cittadinanza, spending review, rientro dei ‘cervelli’, riordino delle concessioni e piccole opere. Sono alcune dei capitoli presenti nella nota di aggiornamento del Def, diffusa nella tarda serata di giovedì dal Mef, nella quale viene quindi ufficializzata nero su bianco l’opzione del governo a favore di un’accelerazione dei tempi di pensionamento dei lavoratori italiani rispetto alle norme in vigore.

La nota di aggiornamento della manovra 2018 è stata ufficialmente trasmessa da palazzo Chigi a Montecitorio: l’esame – slittato di 24 ore – inizierà giovedì 11 alle 16.

Si potrà dunque lasciare il lavoro a quota 100, somma dell’età anagrafica (62 anni) e contributiva (minimo 38 anni) quale requisito per accedere alle misure previdenziali. Una priorità questa, si legge nel provvedimento, dettata dalla volontà del governo di sbloccare il mercato del lavoro e aprirlo stabilmente ai giovani per garantire al Paese quel ricambio intergenerazionale che potrà avere effetti positivi anche sull’attività dei comparti pubblici e privati.

“L’attuale regime, infatti, pur garantendo nel lungo periodo la stabilità finanziaria del sistema previdenziale, nel breve e medio periodo impedisce alle imprese il fisiologico turnover delle risorse umane impiegate”, si legge. Per consentire al mercato del lavoro “di stare al passo con i progressi tecnologici è oggi necessario accelerare e non ritardare questo processo e dare spazio alle nuove generazioni interrompendo il paradosso per il quale giovani, anche con elevata istruzione, rimangono fuori dal mondo produttivo mentre le generazioni più anziane non possono uscirne”, prosegue il Documento economico-finanziario. Non solo. Una maggiore stabilizzazione sul lavoro conseguente al maggior turnover dei giovani porterà anche al contrasto “alla bassa natalità che se non risolta comporterà problemi sulla sostenibilità futura dello stesso sistema pensionistico italiano”.

Reddito e assunzioni

Un assegno da 780 euro da erogare a chi si trova sotto la soglia di povertà relativa per sostenerne i consumi e incentivarlo a rientrare nel mercato del lavoro allargando l’occupazione. Il beneficio infatti è legato a doppio filo all’obbligo, per chi percepisce il reddito di cittadinanza, di seguire un percorso formativo vincolante accettando “almeno una delle prime tre proposte di lavoro eque e non lontane dal luogo di residenza del lavoratore”. In arrivo anche la pensione di cittadinanza che eleva sempre a 780 euro gli assegni al minimo. Il reddito sarà erogato esclusivamente e completamente sotto forma digitale per “ridurre tempi, costi e possibilità di frodi”. Nel contempo verrà attuata “la piena interoperabilità delle banche dati a disposizione dello Stato e dei Centri per l’Impiego, consentendo l’incontro in tempo reale della domanda e dell’offerta di lavoro”. Ma è sul rafforzamento dei Centri per l’impiego che il Def dedica ampio spazio: serve infatti il loro “rafforzamento qualitativo e quantitativo” vista la necessità di coordinamento con le Regioni e la necessità di rendere quindi omogenee le prestazioni fornite.

Per questo il Def calendarizza, ma senza fissarne la data, un piano di assunzioni di personale qualificato, in aggiunta a quanto già definito nella Legge di Bilancio per il 2018. L’obiettivo, infatti, è quello di “realizzare una rete capillare in tutto il territorio nazionale”. Non solo. “Sarà dedicata particolare attenzione anche alla realizzazione del Sistema Informativo Unitario e allo sviluppo di servizi avanzati per le imprese, in grado di facilitare l’attività di ricollocazione dei disoccupati”.

Ritornando alle pensioni di cittadinanza, si legge, “una parte delle risorse destinate alla realizzazione delle misure verrà dal sistema previdenziale secondo logiche e principi che tengano conto di condizioni di equità e solidarietà”.

Spending review e il rientro dei “cervelli”

Per quanto riguarda le coperture delle nuove politiche, “si opereranno tagli alle spese dei ministeri e altre revisioni di spesa per circa lo 0,2% del pil”. E “i fondi attualmente destinati al Reddito di Inclusione verranno utilizzati per coprire parte del costo del Reddito di Cittadinanza” si legge ancora nella nota.

Inoltre, “saranno intraprese misure per migliorare la crescita professionale dei ricercatori, incentivando sia il sistema di reclutamento (con un piano straordinario di assunzioni) sia le progressioni di carriera degli accademici e dei ricercatori degli enti di ricerca”. Il documento rende noto che “sono inoltre allo studio proposte per creare le condizioni affinché i giovani talenti possano rientrare in Italia e disporre di infrastrutture fisiche e tecnologiche adeguate e finanziate in maniera costante, nelle quali poter continuare a sviluppare l’attività scientifica”.

Le Grandi Opere

E ancora. Priorità ad una rete di piccole opere diffuse per riparare, dove possibile, o sostituire, dove necessario, le opere esistenti con particolare attenzione a viabilità e sicurezza di ponti, gallerie e strade interne. E’ la strategia del governo da cui ci si aspettano “effetti positivi sul rilancio dell’economia e sul miglioramento della qualità della vita dei residenti nelle aree interne”. Sul fronte delle grandi opere, l’esecutivo ribadisce la sua intenzione di portare a compimento gli investimenti strategici seguendo standard rigorosi di efficienza.

Il governo, si legge nella nota, intende sottoporre ad una rigorosa analisi costi-benefici e a un attento monitoraggio le grandi opere in corso (la Gronda autostradale di Genova, la Pedemontana lombarda, il terzo valico, il collegamento tra Brescia e Padova e la tratta Torino-Lione). L’analisi sarà elaborata dalla ‘Struttura Tecnica di Missione’ del Mit.

Il rapporto tra Governo e Regioni

Il primo passo verso la riduzione degli oneri burocratici nel comparto agricolo dovrà investire il rapporto tra Governo e Regioni: “Per rendere più agevole e meno onerosa la conduzione delle imprese agricole nonché più snello ed efficace il sistema dei controlli verrà istituito un ‘patto per la semplificazione’, da sancire in sede di conferenza Stato-Regioni con l’indicazione dei risultati attesi e dei tempi” si legge nella nota.

A questo obiettivo si affiancherà una riorganizzazione del Ministero, al fine di realizzare una struttura che favorisca una interlocuzione semplice e diretta con gli operatori, le associazioni e con tutte le istituzioni del sistema che “rafforzi ulteriormente la tutela del Made in Italy agroalimentare, la cui valorizzazione costituisce un’esigenza primaria, al fine di contrastare la contraffazione e rendere la produzione più sostenibile”.

Riordino concessioni

Inoltre, viene previsto un faro del governo sul sistema di concessioni di beni e servizi in vista di un riordino che presenta “importanti potenzialità” per la finanza pubblica, anche se i maggiori introiti sono difficilmente quantificabili, e per la riduzione del rapporto debito/pil. Il governo, si legge, studierà un’ipotesi in cui maggiori proventi generati dalla razionalizzazione delle concessioni potrebbero afferire al Fondo di Ammortamento del Debito Pubblico, unitamente ai proventi delle dismissioni immobiliari e delle alienazioni di quote di società partecipate.