Made in Italy, intervista alla stilista Patrizia Fiandrini

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Realizzare gli abiti anche senza l’uso dei centimentri. Patrizia Fiandrini ha ereditato una passione di famiglia. Un’abilità tramandata dalla nonna che era un’abile sarta. Una passione coltivata in tanti anni. Partendo da un disegno costruisce un modello seguendo un’ispirazione che sente dentro di sè.

Qual è stato il momento in cui ha deciso di aprire una propria linea?

Ho sempre lavorato per grandi marchi italiani. Ma c’è stato qualcosa che ha fatto scattare in me la voglia di mettermi in gioco con una mia linea. Quel momento in cui senti che non vuoi più aspettare che sua la grande azienda a chiamarti perchè ha bisogno di te e poi magari non ti cerca più, quel momento in cui decidi di provarci. Io lavoro da trent’anni con una squadra di dipendenti, massimo dodici persone e quando ti senti dire da grandi marchi che aziende come la mia dovrebbero sparire allora la motivazione diventa ancora più forte. Non solo preservare la tua azienda, ma quel valore del made in Italy che vogliono far scomparire. Oggi infatti alla qualità tutti vogliono la quantità a discapito delle aziende italiane come la mia.

Come mai la scelta del settore dei capi in pelle? E’ una scelta coraggiosa, soprattutto in un periodo in cui la filosofia eco e no cruelty sta spopolando…

 Avevo quattordici anni quando ho iniziato ad imparare a lavorare i capi in pelle. Non è un lavoro facile, non è semplice conoscere i pellami, i difetti della pelle. Quando ho iniziato a lavorare, appunto da ragazzina, la persona che mi ha preso, che mi ha dato fiducia, mi chiedeva di rimanere qualche ora dopo il lavoro per imparare a conoscere la pelle, a saperla tagliare. Quindi la scelta parte appunto dalla passione per il mio lavoro.

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Ci descrive in tre parole la collezione donna Rebecca? Femminilità, eleganza e semplicità.

La collezione donna “Helena” rappresenta per me la femminilità. Quella lieve, quella delicata. Una donna è eleganza, è delicatezza. Essere donna è bello, e i capi devono essere modellati sul suo corpo. Per farsi riconoscere, per farsi notare, con eleganza senza troppe eccentricità che comunque, in un modo o nell’altro, non rappresentano quella femminilità che associa da sempre a donna alla bellezza di un fiore. I colori di questa collezione sono appunto pastello: delicati. Rosa, panna, glicine. Inoltre, adoro il rosa. E’ il mio colore preferito in assoluto e si associa perfettamente con la mia idea personale di donna. Essere donna è fondamentale ad oggi. La donna è un punto di forza all’interno di qualsiasi nucleo, dalla famiglia, al lavoro, alla politica. La donna rappresenta femminilità, delicatezza e eleganza che può essere raggiunta con semplicità. Come si dice il troppo o il poco guasta sempre.

Quale ritiene che sia il valore aggiunto del Made in Italy?

E’ fondamentale in tutto per tutto. Personalmente lo quoto al 100% ed è fatto di tanta manualità. Rispetto tutti gli altri lavoratori che come noi italiani artigiani lavorano in questo settore, ma credo, ed è la mia esperienza a dettarmi questo che in Italia cerchiamo sempre di costruire il prodottto con qualità. Abbiamo una marcia in più, senza ombra di dubbio. Magari negli altri stati c’è molta più tecnologia ma non c’è quel particolare che fa la differenza in ciò che è made in Italy.

Quale capo, secondo lei, può essere usato in tutte le stagioni?

Senza dubbio le giacche di pelle, più leggere rispetto a quelle propriamente invernali. Questo capo, come il Chiodo per esempio, è un must. Può essere utilizzato in estate, inverno, primavere e autunno ed è molto duttile. Perfetto per ogni occasione, per abiti più eleganti, per essere indossato sotto giacche più pesanti, come negli ultimi anni ho visto fare da tantissime ragazze.

Un consiglio di stile sempre valido?

Accentuare la femminilità vestendosi adeguatamente. Il troppo è troppo, e il troppo poco anche. Bisogna pensare ad essere femminili con semplicità.