Libri scolastici, una croce per le famiglie italiane. Perchè?

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di Maria Sordino – La crisi degli ultimi anni, che ha attanagliato tutti i settori economici d’Italia, ha messo in moto anche la lobby degli editori, che sembra avere avuto la meglio. Cosa è successo?

Dall’anno scolastico 2014/2015, è caduto il blocco di sei anni per le scuole medie e superiori e di cinque per le elementari sulle adozioni dei testi scolastici, per cui gli insegnanti possono cambiare i libri adottati senza vincoli: in teoria, anche ogni anno. Le famiglie non possono passare ai figli più piccoli i libri dei fratelli maggiori e ricorrere al mercato dell’usato è sempre più complicato. Succede, infatti, che vengono spacciati per nuove edizioni testi che, con solo qualche pagina in più rispetto alle ristampe precedenti, impediscono alle famiglie di acquistare quegli stessi titoli tra i testi usati.

Ma quali sono le motivazioni? Girando nel web, per i siti internet di alcune Case Editrici che si occupano di scolastica è possibile leggere: “Cambia il mondo in cui viviamo, cambia la scuola, cambiano i ragazzi, cambiano le discipline, cambia la didattica. Per tutti questi motivi cambiano anche i libri di testo. Non soltanto nuovi autori scrivono nuovi libri, ma gli stessi autori modificano quelli che avevano scritto, per migliorarli e renderli adatti alla scuola che si trasforma”.

Sacrosanta verità: viviamo nell’era della tecnologia e della globalizzazione e la velocità ne è requisito fondamentale.

Ma davvero la nostra scuola va così veloce?

Proviamo a fare un esempio: il passaggio alle versioni digitali dei testi scolastici, che potrebbe essere un modello tangibile dei tempi che cambiano e che comporterebbe anche un discreto risparmio per le famiglie, non riesce a decollare. Il mondo produttivo e la stessa scuola non sono ancora pronte a una novità generalizzata sui testi digitali. Solo l’1% della spesa per i libri scolastici, che ammonta a 1 miliardo di euro, è investita in testi esclusivamente digitali. Seimila sono i titoli solo digitali in circolazione, anche se appena il 20% degli studenti consulta la parte digitale dei libri misti, che rappresentano l’85% del mercato complessivo. Alla faccia dello zaino pesante.

E allora?

Secondo l’Associazione italiana degli editori, nel 2011 il mercato dei libri scolastici ha fruttato oltre 649 milioni di euro: quasi il 20 per cento del giro d’affari del mercato italiano dei libri. Ma nel 2012 le cose sono peggiorate per via di un calo delle vendite del 7,5 per cento. Nel 2014, però, cade il blocco sulle adozioni e la musica cambia: un grosso punto a favore degli Editori.

La verità è che, se da un lato il cambiamento, oggi, si misura in anni, se non in mesi e la spinta viene dalla ricerca e dall’innovazione, è anche vero che dal mercato, che su questo cambiamento prospera, vengono i nuovi bisogni e il modo per soddisfarli.

Succede così che, in un sistema scuola pachidermico, che si disperde dietro burocrazie eterne per attuare anche i bisogni essenziali per i nostri ragazzi, l’unica realtà che corre veloce è il turnover nell’adozione dei libri di testo…

 

 

 

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