Lavoro, visite fiscali: ecco le nuove fasce orario di reperibilità

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Lavoro, visite fiscali: ecco le nuove fasce orario di reperibilità

Dal 13 gennaio entra in vigore il decreto Madia. Il provvedimento per lo svolgimento delle visite fiscali e per l’accertamento delle assenze dal servizio per malattia, nonché l’individuazione delle fasce orarie di reperibilità”.

La novità di economia e lavoro: visite fiscali, dal 13 gennaio entra in vigore il decreto Madia. Il provvedimento – pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ‘Serie Generale’ n. 302 del 29 dicembre – riguarda i dipendenti pubblici e presenta il regolamento con le “modalità per lo svolgimento delle visite fiscali e per l’accertamento delle assenze dal servizio per malattia, nonché l’individuazione delle fasce orarie di reperibilità“.

Come riportato dall’articolo 3 del decreto 206 del 17 ottobre 2017, per quanto riguarda tali fasce, in caso di assenza per malattia dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, “sono fissate secondo i seguenti orari: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18”. Inoltre, “l’obbligo di reperibilità sussiste anche nei giorni non lavorativi e festivi”.

Le visite fiscali possono essere effettuate “con cadenza sistematica e ripetitiva, anche in prossimità delle giornate festive e di riposo settimanale” ricorda l’articolo 2. E può essere richiesta dal datore di lavoro pubblico, “fin dal primo giorno di assenza dal servizio per malattia” attraverso un canale telematico messo a disposizione dall’Inps.

L’Istituto di previdenza, si legge nell’articolo 1 del provvedimento, “procede, conseguentemente, mediante appositi canali telematici, all’assegnazione tempestiva della visita ai medici incaricati di effettuare le visite fiscali domiciliari”. La visita può essere disposta anche su iniziativa dell’ Inps, “nei casi e secondo le modalità preventivamente definite dallo stesso Istituto”.

Sono esclusi dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità i dipendenti con “patologie gravi che richiedono terapie salvavita; causa di servizio riconosciuta” con riferimento alle prime tre categorie della Tabella A allegata al decreto del presidente della Repubblica 30 dicembre 1981 n. 834 o a patologie della Tabella E dello stesso decreto; “stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta, pari o superiore al 67%”.

Per quanto riguarda le visite nel settore privato, restano quindi le differenze con il pubblico. La riforma Madia non si ‘adegua’ alle osservazioni del Consiglio di Stato e, nel regolamento pubblicato in Gazzetta Ufficiale, lascia invariate le vecchie fasce orarie per i controlli.

La giustizia amministrativa, esaminando il decreto legislativo che riformava le procedure, a settembre dello scorso anno aveva sollevato diverse osservazioni: tra questa la richiesta di equiparare i controlli nel settore pubblico con quelli del settore privato (dove le fasce orario sono dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 per un totale di 4 ore).

Ma la novità principale del sistema riguarda l’utilizzo di un algoritmo che, agendo per criteri individuati su base statistica, consentirebbe di “scovare” quei casi di malattia per i quali è possibile una riduzione dei giorni di prognosi. Fermo restando che gli abusi vanno colpiti, ed anche duramente, è evidente che, così facendo, si innesca un controllo che è di fatto un accanimento contro i lavoratori.

Le dichiarazioni di Boeri, che conta di arrivare a 500.000 controlli l’anno, la dicono lunga sul reale utilizzo di questo strumento, che di fatto si sostituisce al Dirigente e al Medico di base e “decide” di inviare le visite fiscali, senza considerare il fattore umano e personale di ogni lavoratore.

L’utilizzo di strumenti informatici e tecnologici per controllare i lavoratori, già ampiamente utilizzato nell’industria 4.0, ha causato una progressiva perdita di diritti da parte dei lavoratori e la nascita di nuove forme di “schiavitù”. La loro adozione ora anche nella Pubblica Amministrazione apre a derive molto preoccupanti.

I sindacati sono pronti a dare battaglia e a mobilitare i lavoratori perché vengano mantenute tutte le forme di tutela dei dipendenti pubblici e non sia attaccato il diritto alla salute e alle cure necessarie.