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La Serenata alla Madonna, memoria viva di Piedigrotta

La «Serenata alla Madonna» è un appuntamento nel quale la fede popolare, le voci degli artisti e le storie tramandate nei secoli si sono nuovamente incontrate davanti alla Vergine.

I sentimenti della millenaria Piedigrotta conservano ancora il privilegio di far dialogare il mare con la devozione e la memoria con il canto. È da questa antica anima napoletana che è tornata a risuonare, nella Basilica di Mergellina, la «Serenata alla Madonna», giunta alla sua 43ª edizione e riconosciuta come «Patrimonio culturale della Campania». Un appuntamento nel quale la fede popolare, le voci degli artisti e le storie tramandate nei secoli si sono nuovamente incontrate davanti alla Vergine, restituendo alla città il senso più profondo di una tradizione che continua a commuovere proprio perché appartiene alla sua gente.
È una storia che affonda le radici nelle antiche leggende nate attorno alla Vergine di Piedigrotta, quella «Vergine bella e Santa» alla quale generazioni di napoletani hanno affidato paure, speranze e ringraziamenti. Una Madonna vissuta non soltanto come immagine sacra, ma come presenza materna, vicina alla gente del mare e alle famiglie che per secoli hanno guardato a quel Santuario con la confidenza riservata a una madre. A riportare in auge i sentimenti della dimenticata «Festa di Piedigrotta» è stato l’attore e regista Benedetto Casillo, raccogliendo l’idea originaria dell’Abate emerito Don Giuseppe Cipolloni, parroco del Santuario negli anni Ottanta.

La Serenata alla Madonna, memoria viva di Piedigrotta

Da allora, la manifestazione è diventata un luogo privilegiato nel quale la tradizione laica e la rappresentazione sacra possono incontrarsi, restituendo alla festa la sua antica funzione: fare della cultura popolare una forma di memoria e della memoria una preghiera. Quella del 2026 è stata una serata segnata da un’emozione particolare, nella Basilica amata anche da Angelo Roncalli, destinato a diventare Papa Giovanni XXIII, dalla mitica Gilda Mignonette e dall’indimenticabile Angela Luce, una grande folla ha accolto una celebrazione nella quale, come nella più autentica anima napoletana, i confini tra palcoscenico e altare, arte e fede, canto e invocazione sono sembrati dissolversi: «gli artisti trasformati in devoti e i devoti in artisti». Ad aprire la serata è stato il parroco don Piero Milani, mentre il coordinamento artistico di Patrizia Capuano ha accompagnato una successione di voci, letture e musiche.
La Serenata alla Madonna, memoria viva di Piedigrotta
Dal Coro “La Serenata” alle letture di Enza Barra, passando per Gennaro Morrone e Luciano Piccolo, ogni presenza ha contribuito a costruire una narrazione fatta di spiritualità e appartenenza.
Animata da Benedetto Casillo, la “Serenata” ha avuto ancora una volta nella musica il suo linguaggio più immediato. Le composizioni originali e le rielaborazioni di Giovanni D’Angelo hanno trovato il sostegno delle chitarre e dei mandolini di Franco Ponzo, Claudio Romano e Ciro Formicola, accompagnando artisti di grande spessore come Antonello Rondi, Francesca Marini e Marianita Carfora.
La Serenata alla Madonna, memoria viva di Piedigrotta
Poi, quasi come se il mare avesse voluto entrare nella Basilica, sono arrivati i pescatori di Mergellina insieme al beniamino del luogo, Mario Maglione, interprete di “Preghiera ’e piscatore”, composta dallo stesso Maglione con Benedetto Casillo. E ancora Francesca Marini, con “Chist’è ’o mantiello”, a riportare nel canto tutta la forza della tradizione partenopea. Ma il momento più intimo è arrivato nel finale, quando Benedetto Casillo ha rievocato la leggenda della “Scarpetta della Madonna”, una storia sospesa tra fede, mistero e immaginazione popolare, dove ancora una volta Napoli dimostra di saper trasformare una leggenda in patrimonio dell’anima.
La Serenata alla Madonna, memoria viva di Piedigrotta
E mentre la serata lentamente si spegneva, tra le navate della Basilica sembrava restare soltanto una voce, antica e familiare, quasi una carezza affidata al silenzio. Quella stessa voce che da generazioni accompagna pescatori, madri, figli e devoti verso il mare e verso la vita: «A Madonna v’accumpagna». E forse è proprio questo il segreto della Serenata: quando Napoli canta alla sua Madonna, non è soltanto una città a cantare. È la memoria di un popolo che, per una notte, torna a riconoscersi nella propria fede, nelle proprie leggende e in quella musica che sa ancora parlare al cuore.

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