venerdì, Aprile 16, 2021

La Municipalità inciampa sulle pietre d’inciampo

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La Municipalità inciampa sulle pietre d’inciampo
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Chi mai avrebbe detto che le Stolpersteine, le pietre d’inciampo ideate dall’artista berlinese Gunter Demning, sarebbero diventate un oggetto del desiderio nella Napoli della pandemia? E poco importa se in barba a quello che da trent’anni è il principio ispiratore del maggiore monumento diffuso d’Europa, la IV Municipalità di Napoli ha deciso di installare un doppione di tre pietre d’inciampo. Sì, perché i tre piccoli sanpietrini con la superficie in ottone che il presidente della Municipalità di via dei Tribunali, Giampiero Perrella, annuncia di voler installare tra qualche giorno in piazza Carlo III, riporteranno i nomi di altrettante Stolpersteine poste all’esterno degli stabili dove abitavano Luciana Pacifici, Paolo Procaccia e Sergio De Simone.

di Nico Pirozzi – Tre doppioni che, da un lato, suscitano l’irritazione dei parenti delle tre piccole vittime e, dall’altro, l’ilarità di Anne Thomas, coordinatrice per tutto il vecchio continente della Fondazione voluta da Gunter Demning.

Difatti, il nome di un deportato può essere ricordato con due installazioni solo in casi eccezionali. Come, ad esempio, è accaduto per Anne Frank, il cui nome compare sia sulla pietra d’inciampo installata ad Amsterdam, la città dove era stata arrestata, sia su quella posta nei pressi dell’abitazione di Francoforte, dove l’autrice del famoso “Diario” era nata e vissuta prima di rifugiarsi in Olanda. Ma, aggiunge la Thomas «commemorare due volte la stessa persona nella stessa città mi sembra un po’ strano». E decisamente bizzarro appare per la coordinatrice della fondazione tedesca «posizionare delle Stolpersteine in delle piazze e non davanti a delle case, soprattutto se queste ultime esistono».

La Municipalità inciampa sulle pietre d’inciampo
Mario De Simone

Molto più duro è, invece, il giudizio di Mario De Simone, fratello e vicepresidente dell’associazione che porta il nome del bambino ucciso ad Amburgo nella primavera del 1945. «Quando l’ho saputo sono rimasto senza parole. È vero – aggiunge l’uomo – che come cittadino napoletano dovrei ormai essere abituato al pressapochismo che, come vera pandemia, regna in tutte le attività che poniamo in essere noi napoletani, però, sinceramente su questa faccenda non riesco a farmene una ragione».

Sì, perché una pietra d’inciampo col nome di Sergio è in possesso del fratello da un anno, e sarà installata mercoledì prossimo nel marciapiede antistante il civico 65/bis di via Morghen, dove viveva il bambino prima di finire sotto i ferri di un macellaio travestito da medico (Kurt Heissmeyer), nel lager di Neuengamme.

Sorpreso e contrariato dall’iniziativa della IV Municipalità è anche Irio Milla, figlio della cugina di Luciana Pacifici. «Un doppione, installato a poca distanza dall’abitazione dove abitavano anche Luciana e Paolo, e dove lo scorso anno sono state collocate nove pietre d’inciampo, per ricordare tutti i familiari delle famiglie Pacifici, Procaccia e Molco, deportati ad Auschwitz, non ha alcun senso.

Al contrario, sminuisce il valore che è stato sempre dato alla Stolperstein. Ma se la Municipalità aveva proprio deciso di farlo e di utilizzare anche il nome di Luciana, qualcuno, quantomeno, avrebbe dovuto ottenere interpellarci, allo scopo di ottenere il consenso della famiglia. Superficialità, disinformazione, improvvisazione… non saprei proprio come chiamarla».

Insomma, anche sul fronte della memoria le istituzioni napoletane non si smentiscono.

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